Lo Spazio “Anna C.”, dal nome di un’astigiana vittima di femminicidio, si configura come struttura di ascolto, presa in carico e gestione delle vittime di violenza afferente al Settore Politiche Sociali della Città di Asti.
La scelta di creare questa struttura all’interno dell’ attività ordinaria del Servizio sociale, nasce dalla lettura dei bisogni delle donne che vi si rivolgono, per chiedere aiuto ma al contempo impegna gli operatori ad una concreta riflessione sui modi dell’accoglienza, l’ orientamento,  l’accompagnamento e l’affrancamento della donna da una condizione di violenza.
Dire basta ai maltrattamenti, a volte perpetrati per anni, è una scelta sofferta, non così scontata e ovvia, perché le donne sono spesso  prive di concrete soluzioni per allontanarsi da questa devastante condizione.
Nell’ anno trascorso, di attività intensa, intrecciata con i servizi svolti ordinariamente dal Segretariato sociale, l’offerta di uno spazio di ascolto specifico è stata  segno di  motivazione professionale, ancorchè sostenuta appieno dalle  scelte dell’Amministrazione.
L’apertura alla cittadinanza ha fatto sì che nel corso dell’anno  molte donne si siano rivolte allo spazio di ascolto,  ad oggi n. 66,  trattate in molteplici forme, di consulenza, orientamento, presa in carico, segnalazione e rapporti con l’Autorità giudiziaria, invio al Centro antiviolenza e integrazioni di prassi, per quelle situazioni in cui se ne è evidenziata la necessità.
Da una analisi dati emerge una predominanza di donne italiane, a seguire magrebine, albanesi  e nigeriane. Come è logico ritenere la violenza non ha forma e colore, ma gli aspetti di provenienza culturale delle donne sono oggetto di attenzione e studio  al fine di poterle accompagnare  e guidare in un processo di autodeterminazione efficace. Si pensi soltanto alle  difficoltà nella comprensione del sistema giudiziario e dei Servizi, relazionale, delle credenze, stereotipi e ruoli delle culture di provenienza e della società ospitante.
Ciò che rende peculiare il lavoro dello Spazio “Anna C.”, che non si configura come un Centro antiviolenza, non avendo la possibilità di strutturarsi con i requisiti previsti dalla normativa vigente, è di operare attivamente sul territorio con azioni non solo di presa in carico, ma  di sensibilizzazione, partecipazione e lettura del fenomeno  nella città di Asti, contando sulla peculiarità di risorse della struttura del Servizio sociale.
Da circa sei mesi dopo un lavoro di analisi sul modello operativo che questo Spazio vuole assumere, sono stati trattati anche n. 6 uomini maltrattanti da un operatore dell’ Unità Operativa.
Il lavoro di équipe è lo strumento basico per il sostegno della vittima e di protezione per il nucleo, e ove possibile di accompagnamento del maltrattante all’attivazione di azioni per la risoluzione del suo problema.
Obiettivo a breve – lungo tempo è quello di rafforzare e mettere sempre più in sinergia risorse e prassi, istituzionali e del privato sociale, affinché la rete di prossimità possa costituire una risorsa concreta nel sostegno della donna vittima.