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XII Rapporto sull’internazionalizzazione del Piemonte

XII Rapporto sull’internazionalizzazione del Piemonte

EXPORTÈ stato presentato oggi, venerdì 12 dicembre 2014, il XII Rapporto sull’internazionalizzazione del Piemonte, a cura di Unioncamere Piemonte.
Dopo i saluti del Presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello, il Segretario Generale di Unioncamere Piemonte Paolo Bertolino ha illustrato i principali dati contenuti nel rapporto. Le conclusioni sono state affidate a Giuseppina De Santis, Assessore alle Attività produttive della Regione Piemonte.

Nonostante il perdurare di una congiuntura economica sicuramente non favorevole, il Piemonte ha mantenuto complessivamente un buon grado di internazionalizzazione, grazie all’andamento del commercio estero e all’apertura del sistema universitario, confermandosi una tra le realtà regionali più internazionalizzate del nostro Paese.

“L’internazionalizzazione del Piemonte continua a crescere, sostenuta soprattutto dalle esportazioni. Questa crescita rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo del nostro territorio, sul quale vanno investite e concentrate tutte le energie possibili.
In Italia, infatti, ci sono 70.000 imprenditori potenzialmente in grado di lanciarsi sui mercati esteri: considerando che l’export del Piemonte rappresenta oltre il 10% di quello nazionale, il compito delle Camere di commercio piemontesi è scoprire, accompagnare e formare 7.000 imprenditori pronti a diventare ambasciatori del ‘made in Piemonte’ nel mondo e protagonisti straordinari sui mercati esteri” commenta Ferruccio Dardanello, Presidente Unioncamere Piemonte.

“I nuovi dati sull’export confermano una tendenza positiva da accogliere con moderato ottimismo, considerato lo scenario globale e le difficoltà che invece ancora sussistono sul mercato interno, su cui c’è ancora molto da lavorare – ha dichiarato Giuseppina De Santis, Assessore alle Attività produttive della Regione Piemonte -. Bisogna quindi prenderli come un buon punto di partenza per continuare a sostenere la capacità delle piccole e medie imprese di crescere sia sui mercati internazionali che su quelli nazionali, stimolando le Pmi a sviluppare e realizzare nuovi modelli di attività, soprattutto in forma aggregata. Al di sotto di una certa soglia non è infatti possibile realizzare efficaci misure di export. Nella nuova programmazione del Por Fesr, al fine di incrementare il livello di internazionalizzazione dei sistemi produttivi, abbiamo previsto di stanziare circa 62 milioni di euro per progetti di promozione dell’export destinati a imprese e cluster, individuati su base settoriale o territoriale”.

L’indice sintetico di internazionalizzazione del Piemonte
Anche quest’anno l’indice di internazionalizzazione del Piemonte, che sintetizza le tendenze manifestate nel corso del 2013 dai diversi indicatori legati al fenomeno dell’internazionalizzazione, ha registrato una dinamica positiva, con una crescita complessiva del 1,5% rispetto al valore calcolato per il rapporto 2013.
L’incremento complessivo è scaturito dall’ottima performance dell’indice di internazionalizzazione sociale, cresciuto del 5% circa, e dalla sostanziale stabilità della componente economica.
Per quanto riguarda la sfera sociale, si rileva una progressione nella presenza della popolazione straniera (+9,0%), con una quota dei residenti stranieri sul totale della popolazione salita al 9,6% dall’8,8% dell’anno precedente. Positiva anche la dinamica dell’attrattività del sistema universitario regionale (+3,9%): l’incidenza degli stranieri sul totale degli iscritti presso i quattro Atenei regionali è pari, nell’anno accademico 2012/2013, all’8,4%, a fronte dell’8,0% del precedente a.a.
Si rileva, invece, un arretramento dell’indice relativo al turismo internazionale (-3,5%): il peso delle presenze di turisti stranieri sui flussi turistici complessivamente registrati in Piemonte nel 2013 scende al 39,8%, dal 41,3% del 2012.
Sotto il profilo economico, tralasciando il tassello relativo alla capacità di attrarre investimenti diretti esteri (ipotizzato uguale all’anno precedente a causa della attuale indisponibilità del dato), si rilevano andamenti contrapposti. A fronte di un aumento della propensione piemontese al commercio internazionale (+1,1%) si registra una flessione nell’apertura al lavoro straniero (-1,1%). Nel primo caso, l’incremento è scaturito dall’accresciuta propensione al commercio internazionale di merci, che ha compensato la lieve flessione sul fronte degli scambi internazionali di servizi. Sul versante del lavoro straniero, il progressivo incremento della componente straniera sul totale degli imprenditori registrati in Piemonte (nel 2013 la quota è salita al 7,5%, dal precedente 7,2%) non è stato sufficiente a controbilanciare la contrazione della quota di occupati stranieri sul totale, scesa al 10,6% dall’11,1% del 2012.

Il Piemonte continua ad apparire più internazionalizzato della media italiana: posto pari a 100 il livello di internazionalizzazione complessivo dell’Italia, quello piemontese risulta superiore a quest’ultimo di circa 26 punti percentuale. Sia in riferimento agli aspetti economici, sia sotto il profilo sociale, il Piemonte manifesta una maggiore propensione all’internazionalizzazione rispetto al Paese valutato nel suo complesso: i relativi numeri indice risultano, infatti, pari a 123,9 e 138,5.
Scendendo nel dettaglio degli indici elementari, spicca in primo luogo il dato relativo alla formazione internazionale: l’incidenza degli iscritti universitari di nazionalità straniera ai quattro Atenei piemontesi è più che doppia rispetto al dato nazionale. Il Piemonte si distingue, inoltre, per la più elevata incidenza della popolazione straniera sul totale della popolazione residente e per il più rilevante grado di apertura agli scambi internazionali, sia di merci che di servizi.
La presenza degli stranieri nel mercato del lavoro regionale è in linea con quanto si osserva a livello nazionale, mentre l’unico indice che vede il Piemonte in una situazione d’inferiorità rispetto alla media nazionale è, anche nel 2013, quello relativo alle presenze di turisti stranieri.

Nei primi nove mesi del 2014 il valore delle esportazioni piemontesi ha raggiunto i 31,5 miliardi di euro, registrando un aumento del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2013, a fronte del +1,4% concretizzato a livello complessivo nazionale. Valutando le singole variazioni trimestrali, alla crescita del 6,9% del periodo gennaio-marzo 2014 sono seguiti incrementi tendenziali meno sostenuti nel II e nel III trimestre (pari, rispettivamente, a +1,9% e +1,3%).
In un’ottica di benchmarking con le principali regioni esportatrici, il Piemonte ha registrato la performance migliore dopo l’Emilia Romagna, che ha realizzato un aumento delle vendite oltreconfine del 4,2%; il valore delle esportazioni della Lombardia è risultato sostanzialmente stabile (+0,3%), mentre il Veneto ha concretizzato un incremento del 2,5%. Le esportazioni piemontesi rappresentano oggi il 10,7% di quelle nazionali, quota in aumento rispetto al periodo gennaio-settembre 2013 (10,5%).
La crescita delle esportazioni regionali non ha coinvolto tutti i principali comparti. Il settore dei mezzi di trasporto, che genera il 24,6% dell’export complessivo, ha realizzato l’incremento più marcato (+11,7%), dinamica che sintetizza l’incremento delle vendite all’estero di autoveicoli e la lieve contrazione di quelle dei componenti autoveicolari. Positiva, anche se di intensità minore, anche la dinamica dell’export della meccanica che, con una quota del 19,5% sul totale regionale, ha concretizzato un aumento dell’1,6% rispetto al periodo gennaio-settembre 2013. Le esportazioni di prodotti alimentari e bevande, terzo comparto per importanza, sono aumentate del 3,7%, quelle di articoli in gomma e materie plastiche dell’1,7%, mentre il comparto di metalli e prodotti in metallo ha scontato una flessione del 13,3%.
Per quanto riguarda i mercati di sbocco delle merci piemontesi, il bacino dell’Ue 28 ha attratto il 58,1% dell’export regionale, contro il 41,9% dei mercati extracomunitari. La dinamica è risultata positiva sia per le esportazioni dirette ai partner extra-Ue 28 (+2,1%) che per quelle destinate all’Ue 28 (+4,2%).