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Gli auguri di Natale del vescovo di Asti Francesco Ravinale

francesco ravinale“In occasione del Natale sorge spontaneo il desiderio di porgere gli auguri di ogni bene e di tanta serenità. Quest’anno prima di formulare gli auguri sento il bisogno di condividere la preoccupazione per questo periodo di difficoltà, ormai troppo lungo, che il nostro paese attraversa e che ha riversato sulle nostre famiglie tante ripercussioni negative. La situazione che più mi fa soffrire è la mancanza di lavoro, che costituisce la povertà più radicale, poiché una persona onesta non possiede altre risorse cui attingere per vivere e mantenere serenamente una famiglia.
In questi giorni vedo profilarsi una situazione ancor più preoccupante, perché oltre alle risorse finanziarie che sono progressivamente ridotte, si sta mettendo mano persino alle strutture sanitarie. Quando apprendo che tanti reparti del nostro ospedale saranno soppressi e la loro funzionalità spostata nella provincia “vicina” la mia preoccupazione cresce a dismisura, perché nascono in me domande cui non so trovare risposta, o meglio, la risposta è tristemente chiara. Mi chiedo che cosa sarà della salute di una popolazione, già mediamente molto anziana, privata della possibilità d’interventi tempestivi, di collaborazione tra specialità diverse, di prevenzione adeguata. Avevamo accolto con grande gioia e soddisfazione la nascita del nuovo ospedale, e ci eravamo accorti che la nostra fiducia era stata ben riposta. Abbiamo coltivato una struttura moderna, apprezzata dalle persone dei nostri e di altri territori per l’impegno e il buon cuore dei suoi professionisti. Mi domando se lo spostare verso altre zone molte delle nostre attività sia cosa giusta, come se proprio gli astigiani siano particolarmente in debito verso la razionalità dell’organizzazione sanitaria. E mi domando anche se davvero queste “razionalizzazioni” saranno in grado di produrre qualche minimo beneficio a un’economia locale ormai allo stremo, che dall’impoverimento delle strutture sanitarie ricaverà sicuramente un’ulteriore diminuzione di benessere.
Voglio pensare che i responsabili di provvedimenti così severi si ripromettano di sanare i bilanci pubblici. Ma anche su questa ipotesi sono assalito da dubbi inquietanti. È ben vero che anche i bilanci più stentati possono chiudere in pareggio: è sufficiente non comprare abiti, non provvedere al riscaldamento, non procurarsi il cibo, non provvedere alla propria salute. Ma poi?
Da parecchio tempo è molto usata una parola dal suono sinistro, contrabbandata come la soluzione di un’economia in crisi: i tagli! È un termine metaforico, che richiama alla mente il taglio degli alberi, una pratica piuttosto barbara, inquietante sempre, ma ancora più inquietante quando il taglio sembra una necessità ineluttabile. Si racconta di un villaggio molto provato dal freddo, dove si era pensato di tagliare gli alberi per scaldare un pochino i poveri abitanti. Si scaldarono, sì, ma fu per l’ultima volta!
Non saprei a chi rivolgermi per ricordare che il taglio è una pratica piuttosto miope. Ma a chi pensa di risanare le situazioni del paese riducendo i servizi sanitari vorrei chiedere un dono per Natale: potete soprassedere su queste decisioni? O almeno concedere una moratoria, per valutare in modo più approfondito: tutto questo è proprio ineluttabile? Non ci sono modi meno violenti per fare un po’ di bene alla nostra popolazione?
Tanti anni fa, Giuseppe e Maria erano molto poveri e dovevano privarsi di molte cose per far crescere senza troppi stenti il loro Bambino. Erano anche stati tentati di “tagliare” i viveri all’asinello e al bue, perché pesavano troppo sui loro risparmi. Per fortuna ci avevano pensato bene e hanno trovato altre soluzioni. Così il bue e l’asino erano rimasti vivi nel presepio e Gesù Bambino aveva potuto godere di un calore sufficiente.
Questi pensieri così preoccupati non m’impediscono di augurare un buon Natale a tutti. A chi ha la responsabilità del bene comune auguro il coraggio di non sacrificare risorse preziose, che sarebbe doloroso trovarsi a dover rimpiangere amaramente, dopo aver provocato disagi che sarebbe meglio evitare.
E alla popolazione tutta auguro che sia sempre l’ora in cui le persone vengono considerate risorse preziose e così i loro bisogni”.

+ Francesco Ravinale