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Ospedale, chiudono davvero 11 reparti?

protesta ospedaleNon appena il Piano di rientro della Regione è stato reso noto dall’assessore regionale Antonio Saitta e dal direttore generale Fulvio Moirano, sono stati in tanti a fare il classico “due più due”: se verranno silurati 11 primari (il lettore può trovarne i nomi nella tabella a pagina 3, ndr) significa che salteranno anche i relativi reparti.
Tra coloro che hanno evidentemente ragionato così, il sindaco di Canelli Marco Gabusi il quale con una rappresentanza del centro-destra di Asti (Giorgio Galvagno, Gianfranco Imerito, Angela Quaglia, Rosanna Valle) e i sindaci di Valfenera, Coazzolo, Sessame, Dusino, Montegrosso, Nizza e Calamandrana, ha incontrato i giornalisti lunedì nella piazza antistante l’ingresso dell’ospedale “Massaia”.
Si diceva dei primari: se fossero soltanto loro a “rimetterci”, è stato calcolato che la Regione, come anche confermato da Gabusi, risparmierebbe circa 150 mila euro l’anno, una cifra irrisoria. Ecco quindi che si spiegano le parole di Gabusi, quando dice: “Abbiamo fatto un conto: se fossero soltanto le differenze di stipendio, il risparmio sarebbe minimo. Visto che non è così, significa che saranno tagliati anche i servizi”.
A far maggiormente infuriare Gabusi e gli altri presenti alla conferenza stampa è stato l’essere venuti a conoscenza della delibera attraverso i giornali: come è stato ribadito mercoledì da alcuni consiglieri di opposizione durante il Consiglio regionale, è quanto meno strano che una delibera venga inviata direttamente al ministero, in questo caso quello della Salute, senza che le amministrazioni locali ne vengano messe a conoscenza.
Tra gli 11 reparti che cesserebbero l’attività, uno è all’avanguardia nel proprio campo, quello di Malattie Infettive, con apparecchiature di ultima generazione quali il Fibroscan e personale, medico e infermieristico altamente professionale: tutto ciò ha fatto sì che gli “Infettivi” siano stati indicati dal ministero come reparto di riferimento in caso di emergenza Ebola. Perché dunque spostarlo ad Alessandria in una struttura già congestionata e sprovvista del repartino interno di isolamento?
Angela Quaglia ha ricordato una sua esperienza, avuta nel reparto di Radioterapia: “So bene quanto vale questo reparto, dal punto di vista tecnologico come da quello umano, per cui mi chiedo quale sia la “ratio” adottata. Vengono ottenuti dei risparmi a danno dei cittadini e della sanità pubblica”.
Gianfranco Imerito è intervenuto come medico e come esponente della Lista Civica di centro-destra, ora all’opposizione in Consiglio comunale: “Quella che iniziamo noi oggi è una battaglia per il territorio, non una questione di tessere di partito. Non si risparmia chiudendo servizi di cui usufruiscono le persone, vale a dire l’intera comunità”.