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Tre domande a… Alessandro Danzi

Continua il nostro viaggio alla scoperta di nuovi talenti astigiani ed  oggi incontriamo Alessandro Danzi, figlio d’arte,  ma, nonostante, la giovane età con un bagaglio di esperienza già notevole ed un curriculum artistico ricco: dalla fiction ai video musicali, dal teatro al cinema.

Alessandro come è nata la tua passione per il teatro?
A dir la verità, essendo figlio d’arte,  ho cominciato, fin da piccolo,  a seguire mio padre in giro per i teatri già quando faceva parte degli Alternati ed ho subito imparato a respirare l’aria dei palcoscenici.
Ho partecipato all’età di otto anni ad un paio di casting con attori del calibro di  Gabriele Vacis, Michele Di Mauro e Nino D’Introna.
Avevo superato alcune selezioni anche difficili per un ragazzino della mia età, ma mi sono fermato, all’epoca la mia passione era il calcio, volevo giocare al pallone.
Avevo addirittura superato un provino per una serie tv sul Libro Cuore andato in onda sulle reti Mediaset.

Qual è stato il tuo percorso nell’ultimo anno?
A gennaio del 2016 ho fatto un «pilot teaser» (piccolo episodio pilota), ma potrebbe diventare il primo film fantasy tutto italiano o un formato televisivo, s’intitola «Darlkly» (oscuramente).
Prodotto da Play Entertainment e Mad Rocket Entertainment di Roma, «Darkly» sviluppa un’idea di Simona Ferri nata come fumetto e poi cartone animato, «Angel’s friend», andato in onda con un certo successo su Italia Uno nel 2009.
È la storia d’amore tra un demone, Sulfus, che interpreto io, e un angelo, Raf, interpretata da Demetra Bellina. «Angeli e demoni, in questa vicenda, non hanno connotazioni particolarmente soprannaturali, in realtà sono due etnie differenti che non possono incontrarsi. Per questo i due protagonisti devono frequentarsi in segreto in un luogo neutro, il limbo.
Per interpretare il demone Sulfus, ho dovuto sottopormi ad un complesso «maquillage», diventando un oscuro ma affascinante abitante delle tenebre.
Ho partecipato anche alla realizzazione di un film – documentario sulla storia del Novara Calcio a fianco di Nino Castelnuovo, Marco Morellini e Saverio Vallone.
Ad ottobre ho girato anche un cortometraggio horror dal titolo “Il sorriso” diretto da Federico Gatti, a Milano. Si tratta della storia di un fratello e  di una sorella che fuggono in uno scantinato, dopo che i loro genitori sono stati assassinati.

Che cosa preferisci : cinema o teatro?
Finora la mia carriera è stata sicuramente molto più televisiva e cinematografica, ma sono realtà che vanno a braccetto.
Comunque vivo il mondo dell’arte con curiosità, affronto ogni esperienza con uguale passione e professionalità, guardando al futuro con più di un’idea.
Non ho un palcoscenico preferito, l’importante è lavorare bene, ho iniziato da poco per cui non sono ancora in gradio di fare scelte definitive.
Teatro e set sono due mondi diversi, due sguardi diversi. Cambia la messinscena, ma quel che conta è impegnarsi sul personaggio e sulla storia con uguale intensità, bisogna aggiornarsi e studiare continuamente.
E’ un lavoro che comporta grandi sacrifici e continui spostamenti, io sono sempre con la valigia in mano.

L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 27 gennaio.
Massimo Allario