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Tre domande a… Chiara Buratti

Riprendiamo dopo le festività pasquali il nostro cammino nel mondo teatrale astigiano incontrando un’attrice, astigiana di adozione, ma che in poco tempo, è diventata uno dei nostri fiori all’occhiello, quasi il nostro biglietto da visita quando parliamo di teatro nella nostra città.
Stiamo parlando di Chiara Buratti che ci accoglie, disinvolta e sorridente , con quella semplicità e quella bonarietà tipiche della sua terra d’origine, il Ferrarese, davanti a un caffè fumante in questa pazza primavera dalle temperature molto autunnali.
E’ un’artista poliedrica, a tutto tondo, come lei stessa si definisce: attrice, conduttrice e giornalista.
L’abbiamo vista in “Un posto al sole”, a teatro con lo spettacolo di Faletti e in Rai a condurre diversi programmi televisivi. Ed è poi la moglie di Massimo Cotto.
Quando ha scoperto il sacro fuoco della nobile arte della recitazione?
“Sono nata a Cento in provincia di Ferrara e fin da piccola i miei genitori, incalliti appassionati di teatro, mi portavano con loro a seguire la Stagione. Credo che il fulmine ci sia stato quando a 6-7 anni quando vidi per la prima volta la grande Ileana Ghione, tra l’altro astigiana, nella parte della signora Frola in “Così è se vi pare…” di Pirandello, forse è stata proprio in quell’occasione che è scoccata la scintilla. Mi piacerebbe un giorno poter recitare a Roma nel teatro dedicato a lei”.
E poi, a 7 anni lei è partita subito con la recitazione, i suoi genitori l’hanno iscritta a qualche corso?
“Assolutamente no, le grandi folgorazioni devono maturare nel tempo, il sacro fuoco è rimasto a covare sotto la cenere fino alla fine del Liceo Classico. Dopo la maturità ho voluto rendere il fuoco tridimensionale e ho frequentato l’Accademia di Arte Drammatica a Roma. A 24 anni mi sono anche laureata in Scienze Politiche e poi sono stata catapultata sul palcoscenico avendo la fortuna di recitare a fianco di un leone delle scene come Lando Buzzanca ne la “Zia di Carlo” di Brandon Thomas. Con Buzzanca ho subito accumulato una grande esperienza, anche perché ho recitato e cantato, è stato come il primo amore quello che non si scorda mai”.
Come vede il mestiere dell’attore, come deve essere un attore per Chiara Buratti?
“Ritengo che in questo lavoro non basti essere bravi ad andare in scena, bisogna essere capaci a guardarsi dentro, a mettersi in gioco a 360 gradi sia con sé stessi che con gli altri, bisogna avere un grande spirito di adattamento, bisogna saper scoprire le proprie carte, il teatro deve essere luogo di condivisione”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 12 maggio 2017.
Massimo Allario