Dieci persone coinvolte – compresa l’assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero –  nella maxi inchiesta per corruzione e turbativa d’asta condotta dalle Fiamme Gialle e dalla Procura di Torino.
In arresto il braccio destro dell’assessore e consigliere della Società di committenza regionale Piero Gambarino, il commissario straordinario dell’Asl To5, Vito Plastino, il sindaco di Cavagnolo Franco Sampò, l’odontoiatra componente della Dental School delle Molinette Marco Mozzati e Pierfrancesco Camerlengo.  Ai domiciliari risultano invece il presidente di Federfarma Piemonte Luciano Platter e il segretario di Federfarma Torino Marco Cossolo (sindaco di Carignano).
Sulla vicenda fioccano i commenti: “Dopo cinque anni di amministrazione di centrosinistra senza scandali nella sanità regionale, l’inchiesta di quest’oggi sembra riportarci ai tempi più cupi della Giunta Ghigo – scrive il segretario regionale del Pd Piemonte Gianfranco Morgando  – Siamo in presenza di fatti molto gravi che vedono coinvolto il principale collaboratore dell’assessore Ferrero e che sembrano delineare il quadro di una sanità pubblica piegata agli interessi di alcuni soggetti privati.
In attesa che le responsabilità personali vengano accertate, è indispensabile che l’assessore Caterina Ferrero faccia un passo indietro e che il presidente Cota, come già richiesto dal gruppo regionale del PD, riferisca in Consiglio dando tutti i chiarimenti necessari sulle vicende in questione.  E’ inaccettabile che da una parte si persegua una politica sanitaria fatta di tagli e sacrifici imposti ai cittadini più deboli e dall’altra ci sia chi tratta disinvoltamente affari a vantaggio di pochi”.

Presa di posizione del presidente della Regione sulla vicenda: “Mi auguro – ha dichiarato Cota nel pomeriggio di ieri – che si provveda in tempi brevi all’accertamento dei fatti”.
Ha poi rilevato che “come governatore impegnato in una profonda riforma dell’intero sistema sanitario regionale è mio primario interesse che le mele merce siano individuate e neutralizzate: su questo, nessuna pietà. Non possiamo infatti permettere che vi siano ostacoli al nostro lavoro per l’affermazione di una buona sanità in Piemonte”.
Il presidente ha quindi annunciato che l’assessore alla Sanità “in attesa che la vicenda che la riguarda si chiarisca, mi ha rimesso le deleghe con un gesto di responsabilità”.

Ferrero dunque ha rimesso le deleghe, incassando la solidarietà dei compagni di partito: “Esprimiamo la nostra vicinanza all’assessore Caterina Ferrero e comprensione per lo stato d’animo di chi decide, con grande senso di responsabilità verso l’Istituzione, di rimettere le deleghe e ci auguriamo un tempestivo svolgimento delle indagini”. Così il coordinatore e il vicecoordinatore del Pdl del Piemonte Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia dopo la decisione dell’assessore alla sanità.

“In questi mesi – dice Massimo Mazzinghi, coordinatore provinciale SEL – abbiamo assistito a un lavoro parossistico di provvedimenti fatti dalla Giunta Cota per sovrastare e azzerare il grande lavoro fatto nei cinque anni precedenti da Bresso e Artesio con il Piano Socio-Sanitario Regionale. Un piano che mirava a migliorare e razionalizzare la sanità pubblica in Piemonte, insieme alla prevenzione e all’assistenza alla persona, relegando il privato a puro corollario. Auspichiamo che i fatti venuti alla luce siano gli ultimi “inciampi” di questa Giunta”.

Così Massimo Di Antonio (segretario provinciale PRC): “Esprimo una viva preoccupazione per il contrapporsi di una politica di tagli feroci nella sanità regionale a una politica di favore verso i soliti “amici”; rilevo la netta differenza tra l’operato dell’assessore precedente, ora capogruppo della Federazione della Sinistra in consiglio regionale, compagna Eleonora Artesio, che ha cercato di migliorare il servizio sanitario regionale senza che mai un’ombra, né un sospetto si addensassero sul suo capo, né sul suo staff, mentre dopo soli 11 mesi di sanguinosi tagli è già arrivato il primo avviso di garanzia per l’assessore Ferrero e alcuni arresti per il suo entourage. La vicenda mi porta a una riflessione sulla Lega Nord che per un paio di decenni è vissuta sullo slogan “Roma ladrona”, ma da quando ha iniziato ad amministrare non si discosta dalle pratiche di altre forze politiche che ha sempre attaccato”.

Forte il commento di Davide Bono, Movimento 5 Stelle: “Resta il desolante scenario di una gestione della politica mafiosa, dove gli imprenditori chiamano Consiglieri regionali (aspettiamo di sapere i nomi) per fare pressioni su pubblici ufficiali per evitare di essere eccessivamente “attenzionati” nei loro loschi affari, col silenzio complice di tutti quelli che sanno. Fino a veri e propri episodi di tangenti e corruzione nell’assegnazione di grosse commesse. Ovvio la magistratura deve ancora indagare, ma la memoria corre agli scandali di Soria, delle tangenti di Odasso manager delle Molinette, o anche alle “libere dazioni” ricevute dal fu Assessore al Bilancio, Burzi, ora presidente della stessa Commissione”.

 

MN