Ritirata la candidatura di Asti a Capitale Italiana della Cultura 2020. Nella seduta del 18 luglio scorso la giunta comunale ha deliberato di rinunciare alle selezioni. La manifestazione d’interesse all’iniziativa promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali era stata presentata dalla precedente giunta Brignolo il 30 maggio scorso. Una scelta considerata un po’ frettolosa dal neo assessore alla Cultura Gianfranco Imerito. “Soprattutto se si considera che il termine per la presentazione del Dossier completo a supporto della candidatura (di almeno 60 pagine) è fissato per il 15 settembre prossimo, una scadenza impossibile da rispettare se si considera che la nuova Giunta si è insediata da pochi giorni e che in mezzo c’è la pausa estiva. Ci sarebbero quindi pochissimi giorni a diposizione per redigere un progetto di sviluppo economico e culturale importante, che possa garantire quella capacità attuativa di miglioramento dell’offerta culturale, di rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale e di incremento dell’attrattiva turistica che sono alla base del bando stesso” ha precisato l’assessore . “Nel prendere questa decisione – ha proseguito l’Assessore – abbiamo tenuto conto del fatto che se si partecipa alla selezione e si viene esclusi non è più possibile partecipare alla stessa selezione per i due anni successivi e poiché ad un primo incontro che si è tenuto a Roma il 7 luglio scorso abbiamo appreso che oltre alla nostra vi erano altre 17 candidature di città importanti, abbiamo ritenuto di rinunciare alla candidatura di quest’anno per poter creare nel frattempo le condizioni ottimali per un lavoro concertato e strategico che possa garantire possibilità concrete di successo nelle candidature per l’anno 2021 o eventualmente 2022, tenuto conto che in quegli anni si sarà concretizzato il progetto europeo su Asti “Vino e cultura”, che partirà nel 2018, elemento sicuramente fondamentale nella costruzione del documento strategico relativo alla candidatura, anche in relazione alle fonti di co-finanziamento che sono richieste ai comuni che partecipano alla selezione. Vogliamo giocarcela al massimo delle possibilità e per fare questo ci vogliono tempi tecnici molto diversi da quelli che avremmo avuto a disposizione per garantire la predisposizione di un documento strategico e partecipato”.