Grazie alla collaborazione tra i medici di Radioterapia e di Gastroenterologia, l’ospedale Cardinal Massaia di Asti ospita da oltre dieci anni l’unico centro di brachiterapia dell’esofago attualmente attivo in Piemonte: situato in Radioterapia, accoglie pazienti colpiti da tumore provenienti, oltre che dall’Astigiano, dal Torinese, Alessandrino, dalle aree dell’Eporediese e Canavese e dalla Valle d’Aosta.
“La brachiterapia – spiega Maria Tessa, primario di Radioterapia – consente di aumentare la dose al tumore, mediante sorgenti radioattive, senza coinvolgere gli organi sani circostanti, e richiede, oltre ad una dotazione tecnologica di buon livello, un team di persone esperte e affiatate, che lavorano materialmente insieme e sono in grado di modulare il trattamento in base alla risposta clinica volta per volta sul singolo paziente, in maniera quasi artigianale: queste caratteristiche fanno sì che sia più facile organizzare il servizio nelle piccole strutture come la nostra piuttosto che nei grandi centri tumori”.
Asti, inoltre, è una delle poche Radioterapie in Italia a possedere attrezzature rinnovate e una moderna “Integrated Brachytherapy Unit”, che consente di trattare il paziente senza mai spostarlo durante le varie fasi della seduta, acquisendo direttamente dal bunker di trattamento le immagini digitali su cui fisici, medici e tecnici lavorano per pianificare e ottimizzare la distribuzione della dose e documentare le sedi irradiate. Il tumore all’esofago colpisce più frequentemente i forti bevitori, che diventano ancora più a rischio se sono fumatori.
La brachiterapia dell’esofago si configura soprattutto come trattamento palliativo disostruttivo, consentendo spesso al paziente di riprendere ad alimentarsi per bocca per diversi mesi, ritardando il passaggio a protesi o sondini per alimentazione gastrica, ma può anche essere un sovradosaggio dopo la radioterapia esterna, per aumentare la dose al tumore: su questo secondo aspetto l’Asl ha pubblicato nel 2005 i risultati di una casistica regionale di circa 70 pazienti, tutti trattati ad Asti, con molti lungo-sopravviventi (30%) ed una buona qualità di vita. “Per fortuna – rileva la dottoressa Tessa – il tumore dell’esofago non è troppo frequente: dal 1996 al 2009 abbiamo trattato 126 casi, una decina in media all’anno. Tra i pazienti sono più numerosi gli uomini”.
Decisivo l’apporto dei medici della Gastroenterologia. “Avendo ormai studiato molti casi – spiega il primario Mario Grassini – attraverso l’esecuzione dell’esofagoscopia sappiamo distinguere quelli adatti alla brachiterapia, in base alla posizione del tumore, la definizione della lesione e dei suoi margini. La stretta collaborazione con la Radioterapia consente di fornire al paziente risposte appropriate, confermando che l’approccio multidisciplinare garantisce le migliori prospettive terapeutiche per la patologia”.
Le sedute di brachiterapia (tre in media per chi vi si sottopone) vengono eseguite ambulatorialmente una volta alla settimana, con il paziente in blanda sedazione.
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