Quale sarà il futuro prossimo dell’ex Way Assauto? E’ quello che ci si domanda dopo la visita ufficiale allo stabilimento organizzata per questa mattina dai vertici della società. Un tour fra i capannoni di via Antica Cittadella alla presenza di una rappresentanza cinese che nell’aprile del 2011 ha acquisito la proprietà, le autorità astigiane e i lavoratori. Da una prima stima è possibile che le lavorazioni riprendano entro fine ottobre, anche se si parla di una data approssimativa che non ha ancora trovato conferme ufficiali. Di certo sembra che ci siano i clienti dell’azienda di ammortizzatori per auto, che nonostante le passate vicissitudini, avrebbero già acquistato 98 mila pezzi che dovrebbero essere prodotti entro la fine dell’anno. La fabbrica quindi deve ripartire, come ha dichiarato anche Adriano Carbone, direttore dello stabilimento, seppur a ranghi ridotti. Almeno per quanto riguarda le metrature. La nuova Waya cinese occuperà infatti circa 20 mila metri quadrati, circa la metà rispetto al passato, e potrà contare su tre magazzini. “La proprietà – ha commentato Carbone – ha scelto di redistribuire gli spazi, concentrando tutte le operazioni in tre capannoni i cui lavori di sistemazione stanno per essere ultimati”. Diversa la sorte dell’impianto dove avveniva la cromatura dei tubi, che dovrà essere bonificato a causa delle infiltrazioni nel terreno avvenute nel corso degli anni. La proprietà nel giro di pochi mesi si è già occupata dello smaltimento dei materiale e di una prima pulitura delle vasche, per una spesa di circa 220 mila euro, ma sono necessari lavori più specifici per riabilitare l’area che non fa comunque parte della struttura acquistata dai cinesi. I problemi rimangono comunque ancora molti per poter far ripartire la Waya a pieno regime. Alcuni macchinari specifici sono stati mandati nello stabilimento asiatico ed è quindi necessario che alcuni tecnici specialisti astigiani vadano in Cina ad avviarli. Turni da un mese ciascuno che garantirebbero loro un posto di lavoro sicuro una volta tornati in Italia, sostiene Carbone. Ma su questo punto dirigenza, operai e sindacati non si sono trovati d’accordo. Da una parte Carbone, che ha dichiarato di aver subito minacce per non mandare nessun lavoratore in Cina e di conseguenza ritardare anche la produzione in Asia (per avviare i macchinari è necessaria l’esperienza degli operai astigiani), dall’altra i dipendenti Waya che non vogliono avere responsabilità sulle scelte aziendali. “Non siamo stati noi a decidere di spostare tutti gli steli in Cina – hanno dichiarato – e non possiamo essere obbligati ad andare in Asia per lavorare”. La questione è spinosa visto che la nuova proprietà ha bisogno, per rientrare in pari con la produzione anche in Cina, che lo stabilimento astigiano riapra i battenti, e visto la somma investita in città. Si tratta di circa 5 milioni di euro, più di 3 dei quali usati per dare nuova linfa alla Waya con lo spostamento di alcuni macchinari in Asia, la bonifica di alcuni capannoni e l’aggiornamento delle macchine che sono rimaste in Italia. Ma quanti saranno i dipendenti che riusciranno a trovare spazio all’interno del nuovo riassetto? Un posto assicurato sembra ce l’abbiano 45 operai di linea, mentre gli altri ruoli tecnici e amministrativi sono ancora in fase di definizione. Nulla sembra quindi essere certo, se non che la Waya, seppur di proprietà cinese, continuerà ad acquistare materiali in Europa, per garantire la qualità con la quale l’azienda astigiana era conosciuta nel mondo metalmeccanico.
Waya: batte ancora il cuore industriale di Asti?
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