Ieri in Municipio il Comune di Asti, in collaborazione con Asl, Cogesa e Cisa, ha organizzato un momento di confronto sul complesso tema dell’affido, in un frangente in cui il Piemonte registra un aumento, seppur lieve, delle forme di disagio minorile. Il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha aperto la conferenza stampa dichiarando l’intento di voler dare alla cittadinanza la fotografia dei servizi e lo stato del lavoro sull’affido. L’Assessore Mariangela Cotto ha preso la parola subito dopo ripercorrendo le finalità dell’istituto giuridico, nel quale riferisce di credere da sempre in quanto strumento per garantire al minore, privo temporaneamente di un ambiente famigliare idoneo, di vivere comunque in famiglia. Il contesto giuridico con cui si muovono tutti gli operatori dei servizi è quello della normativa nazionale Legge n. 184/1983 s.m.i., la garante dell’infanzia del Comune di Asti ricorda peraltro che la Regione Piemonte è stata tra le prime istituzioni a parlare di affido con la DGR n. 79-11035 del 2003, proprio a firma dell’Assessore Cotto, quando ancora questo tema non era normato a livello regionale. Attraverso le parole delle Assistenti Sociali che lavorano negli Enti del territorio astigiano è stato approfondito un tema tanto delicato quanto importante, quasi sempre accompagnato da disagio e sofferenze proprio a carico dei più piccoli ed indifesi, i bambini. Gli interventi messi in atto a loro tutela sono il frutto di un importante lavoro di rete tra servizi sociali, ASL con i suoi specialisti, talora con le forze dell’ordine che, cercano di trovare soluzioni alle difficoltà che molti, troppi minori affrontano all’interno della loro famiglia. L’affido nelle sue diverse forme previste dalla normativa, diurno, residenziale, parentale, etero famigliare, diventa quindi in questa cornice di complessità una opportunità per un minore che sta vivendo una situazione di disagio di trovare un luogo dove poter continuare a crescere ed essere educato. L’obiettivo degli interventi dei servizi è comunque quello di attivare progetti di aiuto volti al recupero ed al rafforzamento delle famiglie di origine, affinché le criticità possano essere superate e il minore possa fare rientro nella propria famiglia. I progetti di affido sia essi consensuali, sia giudiziali, così come spiegato dalla Assistente Sociale del Cogesa sono sempre avvallati dalla Autorità Giudiziaria competente. I numeri degli affidi nei comuni di Asti e Provincia parlano molto chiaro: l‘obiettivo quasi sempre raggiunto è il recupero delle famiglie, evitando così al minore la strada dell’allontanamento e dell’adozione: nel 2018 gli affidi sono stati circa 130 per tutti e tre gli Enti gestori delle funzioni socio-assitenziali; nella maggior parte dei casi il minore è stato affidato alla rete parentale a conferma del lavoro che viene fatto con le famiglie di origine. Sottolineano in più occasioni gli operatori dei servizi che il lavoro sociale non può prescindere dal dialogo con le famiglie, dalla co- costruzione con i genitori del progetto di aiuto, dal lavoro di consolidamento della capacità genitoriali, il tutto nel superiore interesse del minore.
Asti: in Comune un confronto sul tema dell’affido minorile
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