GUARDIA DI FINANZAQuesta mattina, oltre 40 finanzieri del comando provinciale di Torino hanno dato esecuzione, in Piemonte, Lazio e Puglia, a dieci ordinanze di custodia cautelare, di cui nove in carcere ed una degli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Torino,  Alessandra Bassi, per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di gravi reati fallimentari e tributari, quali bancarotta fraudolenta, omesso versamento di Iva e ritenute certificate, dichiarazione infedele, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nonché distruzione ed occultamento di scritture contabili. Le indagini, svolte nell’ambito del procedimento penale n. 14508/2011 R.G.N.R. e coordinate dal Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Torino, Vincenzo Pacileo, avevano portato ad un primo clamoroso risultato il 26 luglio dell’anno scorso, quando 300 Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Torino e di altri 26 Reparti del Corpo dislocati in 10 Regioni, avevano eseguito decine di perquisizioni presso le sedi di 14 società operanti nel settore della vigilanza, nonché presso i domicili degli indagati. L’attività investigativa, esperita attraverso l’azione sinergica di Procura della Repubblica e Guardia di Finanza di Torino, ha permesso di individuare, anche a seguito di indagini tecniche, un sistema fraudolento collaudato ed in atto da alcuni anni: le imprese, tutte operanti nel settore della vigilanza privata, pur svolgendo regolarmente la propria attività, venivano “pilotate” verso il fallimento procurando dolosamente uno stato d’insolvenza, ovvero formalmente trasferite in altre sedi d’Italia o all’estero (Argentina e Gran Bretagna), oppure poste in liquidazione. Quando le società erano prossime al collasso, la parte sana veniva fatta confluire in nuove entità attraverso la cessione del ramo d’azienda. Il “core business” proseguiva, così, senza soluzione di continuità, attraverso nuovi soggetti giuridici con denominazioni simili a quelle delle “vecchie” compagini societarie, le quali restavano titolari dei debiti di natura tributaria e previdenziale, che non venivano mai onorati. Il materiale probatorio raccolto durante le perquisizioni, oltre a consolidare l’impianto accusatorio, ha permesso di ricostruire compiutamente il sistema di frode: all’esito degli accertamenti gli indagati sono risultati 54 ed è stato possibile stimare un’evasione fiscale complessiva – tra Iva, ritenute Irpef ed altri tributi – pari a circa 38 milioni di euro. L’intera indagine è da inquadrare nello svolgimento dei compiti di polizia economico – finanziaria delle fiamme gialle a tutela delle entrate del bilancio pubblico, al quale il sistema di frode individuato ha sottratto ingenti risorse finanziarie. Fr agli arrestati anche Pier Paolo Gherlone, presidente dell’Asti Calcio, finito nei guai con Ezio Morettini, Raffaele Di Pasquale, Fernando Calamela, operanti nelle società con sede in Piemonte; Sante Runci, Raffaele Lazazzara, Stefano Diomedi ed Antonio Pirottina, quali responsabili delle imprese con sede a Roma; il commercialista Angelo Schena e l’avvocato Lorenzo Quaranta di Bari, incaricati sembra  di occuparsi della liquidazione delle aziende e delle relative procedure concorsuali.