autostrada2Non c’è stata alcuna associazione a delinquere a manovrare la vicenda “asfalto sottile”. A stabilirlo la Corte d’Appello che ha nettamente ridimensionato le pene per la decina di imprenditori astigiani coinvolti nel processo legato alla creazione dell’autostrada Asti-Cuneo. La vicenda è di quelle complesse e riguarda fra le altre cose, la posa del bitume sul tratto dell’autostrada Asti-Cuneo fra Isola e Costigliole. Secondo gli accertamenti della guardia di finanza lo spessore dell’asfalto non era congruo a quello previsto dal capitolato d’appalto. Nei guai erano finite una trentina di imprenditori accusati a diverso titolo di associazione a delinquere, turbativa d’asta e frode in pubblica fornitura. Secondo gli inquirenti infatti la presunta cupola avrebbe anche turbato le aste nelle assegnazioni di alcuni lavori di manutenzione di strade provinciali. La Corte d’Appello ha però stracciato questa teoria, negando di fatto l’esistenza della cupola, assolvendo dall’accusa di associazione per delinquere gli imputati perché il fatto non sussiste. In sostanza gli imprenditori hanno così ricevuto forti sconti di pena (sospesa, comunque, con la condizionale). Alessandro Ciriotti ex manager della “Ruscalla Renato Spa” dovrà scontare 1 anno e 10 mesi (1500 euro di sanzione pecuniaria) di contro ai 4 anni e 3 mesi a cui era stato condannato in primo grado dal giudice Riccardo Crucioli che aveva accolto le tesi del pm Vincenzo Paone. La pena per Danilo Roero, titolare della Robur di Montegrosso, passa da 4 anni e 8 mesi a 1 anno e 8 mesi (2400 euro di multa). Condanne diminuite anche per Fabrizio Quarello, (1 anno, 2 mesi e 15 giorni), per il fratello Alessandro (8 mesi); Carlo Malabaila della Creuma di Villafranca dovrà scontare 1 anno, 1 mese e 15 giorni così come Romolo Tartaglino della Mondo di Montegrosso. Emanule Martinengo dovrà scontare 1 anno, 3 mesi e 15 giorni; Eugenio Franco 1 anno e 15 giorni. Pena scesa anche per Giuseppino Bonci (1 anno), per Graziano Cassano (1 anno e 15 giorni) e per Marco Ferrari (6 mesi). “E’ il caso di dire finalmente. La Corte accolta una tesi che invano e con forza avevamo sostenuto in udienza preliminare e nel dibattimento di primo grado” ha commentato l’avvocato del pool della difesa Aldo Mirate. Soddisfazione anche da parte dell’avvocato Alberto Avidano, che fa parte dello stesso team difensivo che annuncia comunque il ricorso in Cassazione.