Un giorno Bill Haley canta “Rock around the clock”, e con una sola canzone rivoluziona il mondo: gli adolescenti per la prima volta trovano la propria identità in uno stile musicale, e contemporaneamente nascono i termini “teenager” e “Rock’n’roll”. Così Massimo Cotto, astigiano giornalista per le principali riviste italiane e internazionali, dall’Espresso alla Billboard, autore di numerose biografie ufficiali e di due romanzi, nonché conduttore radiofonico e televisivo, ha parlato ai giovani del liceo classico “V. Alfieri” della stretta relazione fra giovani e musica, legati in particolare da un filo conduttore: quello della ribellione.
La musica è sempre stata uno strumento potente di comunicazione, che trova la sua forza nella capacità di invadere lo spazio e rendersi veicolo inarrestabile di messaggi intensi, rivoluzionari, travolgenti. Non a caso, ogni dittatura ha imprigionato prima i cantanti, e solo in seguito gli oppositori politici. Domenico Modugno canta “Volare” allargando le braccia verso il pubblico, e così gli orizzonti della presenza sul palco. Elvis Presley danza facendo vibrare il mondo, Janis Joplin a Woodstock canta con le più profonde viscere dell’anima: la musica si rinnova continuamente in un fermento di note e ritmi, dove i giovani sono più che mai protagonisti. Il pop sinfonico viene stravolto dal punk degli anni 70, Sid Vicious abbatte il confine tra palco e pubblico, le parole bersagliano e percuotono l’Inghilterra. Il rock diventa più che mai strumento politico, capace di dar voce al pensiero giovane, di raggiungere le corde dello spirito di ogni individuo. Con gli anni 90 il rock volge ad una rivoluzione nichilista, poiché si rende conto di non poter realizzare le proprie speranze, e si avvia alla nostra epoca dove regna la disillusione. L’Italia si prepara ad un’uniformazione della musica, prodotta più dalla televisione che dalla spontanea arte che nasce nei bar e nelle strade, e obbediente ad un mercato sempre più esigente che deve far fronte ad una crisi discografica dilagante.
Ma ancora oggi la musica resta l’arte evocativa più potente al mondo, che traccia il cammino della nostra individualità sul pentagramma delle passioni. Così si conclude la terza conferenza del progetto “Ma tu sai chi erano i Beatles?”, promosso dal Liceo Classico di Asti e dall’Israt, tenutasi in Sala Pastrone lo scorso mercoledì 23 marzo: una vera immersione nella storia dell’arte che più ha rappresentato per i giovani un auspicio di futuro e libertà, uno strumento per cambiare il mondo.
Ornella Darova
cultura
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