Tre domande a… Valerio Oldano
TRE DOMANDE A
Proprio da Valerio Oldano ci siamo fatti raccontare sogni, aspirazioni e genesi del progetto.
Come è nata la tua passione per il cinema, quali sono le tue ispirazioni e quali le aspirazioni? “Sin da piccolo ho subito il fascino dei film e del teatro perchè facevano una cosa che ho sempre amato: raccontare. Domande ricorrenti che mi ponevo era come venissero fatti i film, cosa ci fosse stato dietro la macchina da presa, dietro le scenografie ecc… Inizialmente tutto mi sembrava magico e non nascondo che ho anche ora questa sensazione. A volte mi affascinavano più i backstage di un film che la pellicola stessa. Sin da ragazzino ero onnivoro di film. Guardavo ogni genere di opera: dai cinepanettoni al cinema espressionista tedesco (a posteriori, di quest’ultimo non è che ne capissi un granchè, però in qualche modo riuscivo ad apprezzarlo) e fu naturale per me provare ad emulare il lavoro dei registi: dalle prime rappresentazioni in classe durante l’intervallo, al palcoscenico del centro estivo, sino a poi gli spettacoli teatrali alle medie e quindi al liceo parallelamente ai quali realizzavo i miei primi cortometraggi (a volte con amici, altre volte anche da solo o con la tecnica a passo uno -stop motion). C’è da dire però che, pur piacendomi recitare, ho sempre preferito curare la regia e i testi di quello che mettevo in scena (spettacoli del liceo compresi). Le mie ispirazioni vengono dal cinema di Dario Argento, in cui non vedo un regista horror, ma un autore estremamente visionario e pieno di talento, a mio avviso secondo solo a Federico Fellini; oltre a lui c’è l’immortale Stanley Kubrick, di cui credo di conoscere a memoria ogni singolo film. Alfred Hitchcock è poi stato il mio “virgiliano maestro” sullo studio delle sequenze e delle inquadrature, Paolo Sorrentino, Quentin Tarantino, Terence Malick, Steven Spielberg e molti altri sono invece continua fonte di riflessione per molti aspetti quando giro un corto o un film. Sono un autodidatta, ma aspiro a diventare un regista e sceneggiatore di professione, non nascondo che un sogno nel cassetto è quello di vincere Cannes e l’Oscar… però sono ben conscio che ho ancora parecchia strada da fare prima di quel giorno”.
Ad maiora allora! Da cosa è scaturita la decisione di realizzare “Re Nero” e chi è l’autore del soggetto?
“Luca Turso, uno dei protagonisti del film, mi propose un soggetto. All’inizio lo presi sottogamba però l’idea mi continuò a ronzare in testa, la rielaborai e decidemmo di stendere una bozza della sceneggiatura. Di quel soggetto iniziale rimane ben poco nel film. Siccome poi ci siamo ritrovati tutti con la stessa passione decidemmo di fare Re Nero. Non volevamo fare l’ennesimo corto, ma neanche un altro lungometraggio che sarebbe stato pubblicato su youtube. Abbiamo voluto pensare in grande, ho deciso di investire una somma di denaro nel progetto e abbiamo voluto fare il salto di qualità che ci avrebbe portato sul grande schermo. Re Nero è un film per il cinema. Non siamo “professionisti” del settore, però vogliamo esserlo ed affermarci per mezzo di una strada che, pur non essendo quella canonica, ci porti al nostro obiettivo. Non posso esimermi però dal ringraziare coloro che ci hanno sostenuto e hanno collaborato: in primis Alessio Bertoli che oltre ad aver recitato nel film ci ha aiutato in moltissimi altri aspetti della realizzazione, poi Grp tv che ha creduto in noi e ci ha sostenuti, infine i FryDa che hanno composto la colonna sonora del film dando vita a una collaborazione artistica che impreziosisce molto l’intero prodotto finale”.
C’è qualche aneddoto, qualche curiosità che ricordi volentieri capitata durante la lavorazione del film?
“In nove mesi di riprese sono successe tante cose: Il primo giorno di riprese (dove girammo solo un paio di scene per il teaser) rimanemmo tutti svegli ad allestire il set e girammo per circa 36 ore di fila, il girato era di 45 minuti e il montato di appena 1 minuto… sembra una follia, in effetti lo è, ma senza un pizzico di quella, credo che Re Nero non sarebbe venuto alla luce. Luca Turso è stato costretto a tenere per nove mesi barba e capelli lunghi e fu per lui una vera e propria agonia non essendo abituato; per solidarietà non mi tagliai neanche io i capelli per lo stesso lasso di tempo. Trovare la protagonista femminile che bene si adattasse al ruolo non fu facile e la scegliemmo solo dopo due mesi di lavorazione.
Molte location che nel film sono attigue, nella realtà distano chilometri tra di loro (per esempio una scena del film è stata girata tra Asti, Castell’Alfero e Vinchio anche se nel film si svolge nella stessa piazza).  Una curiosità è che abbiamo girato a Torino 4 giorni in esterno e un giorno in interno (negli studi di Grp televisione) e tutti e quattro i giorni che andammo a Torino, ci beccammo almeno un temporale se non l’intera giornata di pioggia. Fortunatamente questo ha contribuito positivamente nel film favorendo il mio intento di dipingere una Torino cupa e onirica. Non sono state quasi mai usate comparse e quelle che si vedono nel film sono per lo più persone ignare di essere riprese (infondo questo era un metodo usato da alcuni autori di nicchia come i Dardenne)”.
MN
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