NIZZA MONFERRATO – “Nel momento in cui la quinta generazione si appresta a partecipare alla gestione aziendale, dedichiamo questa pubblicazione a coloro che ci hanno preceduti, che con il loro lavoro, la loro etica commerciale e i loro sacrifici hanno permesso a questa azienda di giungere ad essere annoverata tra le maggiori aziende nel settore saccarifero europeo. E per ringraziare questa terra che ha ospitato il nostro lavoro, abbiamo voluto fornire ai nostri concittadini e ai futuri Nicesi un testo che rappresenti l’ “inventario” delle opere d’arte oggi esistenti nella nostra città, con lo scopo di incentivarne la conservazione e la cura. Lo offriamo con l’augurio che ciò possa muovere in tutti una maggiore attenzione al patrimonio storico- artistico lasciatoci dai nostri padri”. Con queste parole dalla Figli di Pinin Pero Spa si para del libro “Nizza Monferrato cultura figurativa tra XVI e XX secolo: il volume verrà presentato nella ex Chiesa della SS Trinità di Nizza il 12 aprile alle 17,30. Copia omaggio agli intervenuti. “Ai primordi di questo progetto editoriale – spiega Chiara Lanzi – si colloca un’esigenza forte espressa dal committente, Renzo Pero: redigere un repertorio delle principali opere d’arte oggi esistenti a Nizza Monferrato, con lo scopo di incentivarne la conoscenza e la cura. Nel cercare di dar forma a questo proposito, è stata individuata una cospicua serie di opere (diverse per collocazione, epoca e tecnica esecutiva) scelte in base alla loro fruibilità e al contributo che la loro analisi storica e stilistica avrebbe potuto dare alla conoscenza della cultura figurativa locale: verificata la natura ecclesiastica della stragrande maggioranza di esse, si è ritenuto opportuno immergerle nella storia dell’edificio religioso che oggi le ospita, nel tentativo di contestualizzarle e insieme dare ordine cronologico al groviglio di fasi e di stili che caratterizza ogni chiesa storica. E’ così nata la struttura portante del volume, costituita da 65 schede di opere d’arte, divise in sette capitoli corrispondenti ai sette edifici religiosi che oggi le ospitano. Si è preferito non elaborare analoghe schede sull’edilizia nobiliare e sulle committenze di carattere civile, data la sporadicità e l’attuale scarsa conoscenza di questi episodi (se si escludono casi rilevanti, ma circoscritti come il cantiere di Palazzo Crova nell’ottavo decennio del XVIII secolo): si è comunque deciso di dare il dovuto e necessario spazio al coté laico dell’arte nicese nei saggi e nelle tavole fotografiche a corredo del volume. Il risultato finale potrebbe per certi versi assomigliare al catalogo di una mostra, ma – a differenza di quanto accade solitamente in un catalogo – questo volume si impone di far luce su opere restaurate così come su opere avvilite dal degrado e dall’incuria, su opere di alto livello qualitativo così come su opere assai modeste, per non dire ben poco attraenti: in fondo quel che qui si mette in mostra è il passato di un’intera città, con tutta l’ingarbugliata rete di relazioni culturali che lo ha determinato”.
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