Sembra nascere dalla penna dello scrittore Jules Verne la storia di Marco Magrini e Andrea Nosenzo, giovani astigiani protagonisti di un sogno: un viaggio in canoa che li ha portati a Venezia e che li ha fatti arrivare alla ribalta delle cronache nazionali. Già, perché se non c’era abbastanza avventura in 11 giorni di fiume e campeggi improvvisati, l’impresa dei due studenti del Liceo Monti si è tinta di giallo col ritrovamento di un vero e proprio tesoro. Un servizio di argenteria, piatti, brocche, vassoi, trovato dai due ragazzi nelle acque del Triversa, all’altezza del ponte che da Tigliole porta a Baldichieri e che potrebbe racchiudere un mistero. Il ritrovamento dell’argenteria proprio in quel torrente infatti riporta a una notizia del 1988 che aveva suscitato clamore specie nel nord Astigiano. Parliamo della “Santona di Santo Spirito”, guida spirituale della “Comunità dell’Eterno-Ricerca della Fede”, una sorta di setta che aveva la sua base in una cascina nel Recinto Santo Spirito, finita nei guai con le accuse di sequestro di persona, estorsione, lesioni e altri reati. La donna, in un rito di purificazione dal demonio, aveva indotto alcune famiglie sue adepte a liberarsi degli arredi di casa, gettandoli nel rio Triversa. Una coincidenza oppure il servizio recuperato dai Marco e Andrea è proprio il “tesoro del diavolo”? “Stavamo pagaiando sul fiume quando ho notato un bagliore nell’acqua – racconta Marco -. Così ho infilato un mano nel rio e ho afferrato un oggetto. Ci siamo fermati subito e abbiamo continuato a cercare e in pochi minuti abbiamo portato a riva oggetti d’argento per circa 6 chili”. Un tesoretto in parte chiuso in un sacco e in parte rimasto sul fondo del Triversa per chissà quanto tempo. “Raccolto tutto il servizio lo abbiamo pulito e consegnato ai carabinieri di Villafranca dove abbiamo denunciato l’accaduto – continua il ragazzo -. Mai ci saremmo aspettati di venire intervistati dalle televisioni, dai tg e dalle radio di mezza Italia. Ha fatto più clamore questo che il nostro viaggio”. Un viaggio che però ha dell’incredibile, un sogno che si è realizzato per due studenti che prima della “traversata” non erano mai saliti su una canoa. “L’idea è nata l’anno scorso quando al festival A Sud di Nessun Nord abbiamo incontrato Giacomo De Stefano, astigiano e chioggiano d’adozione, che ha navigato sui fiumi di mezza Europa – racconta Marco-. Così abbiamo deciso di provare un’esperienza simile e grazie all’aiuto del nostro mentore Angelo Benotto, appassionato di storia e di ambiente della Valtriversa, siamo riusciti a partire”. Marco di Villafranca e Andrea di Portacomaro Stazione, compagni di scuola e amici per la pelle, si sono allenati per qualche settimana, poi sono partiti a bordo della loro imbarcazione “Silvi” e in 11 giorni hanno raggiunto la Laguna di Venezia, in un percorso via fiume di 550 chilometri. “Pagaiavamo per 10 ore al giorno, percorrendo in media 50 km quotidiani – spiega Marco -. E’ stata un’esperienza bellissima. Siamo stati soli in mezzo alla natura, eppure ogni giorno abbiamo conosciuto persone nuove che ci hanno aiutato, offrendoci spesso ospitalità”. Poi l’avventura nell’avventura con la scoperta del misterioso tesoro. Al momento i carabinieri del comando di Villanova stanno compiendo accertamenti per capire la provenienza dell’argenteria. Oltre all’affascinante ipotesi legata alla “Comunità dell’Eterno”, gli inquirenti stanno vagliando altre piste fra cui quella che si tratti di refurtiva “più recente”. Non è escluso che topi d’alloggio braccati dalle forze dell’ordine si siano liberati del bottino gettandolo nel rio. Un’ipotesi sicuramente molto meno avvincente. Quello che è certo, però, è che i due “canoisti per caso” da questa storia trarranno solo dei vantaggi. Oltre ai 15 minuti di gloria, infatti, riceveranno un compenso del 10% nel caso in cui il proprietario si faccia vivo; mentre in caso contrario, se nessuno fino a un anno dalla denuncia ne reclamerà il possesso, diventeranno i proprietari del tesoro. “Alla peggio abbiamo stimato un valore di 1500 euro”, commenta il giovane. Un bel gruzzolo per due studenti con la sete dell’avventura. “Potremmo usare quei soldi per finanziare il prossimo viaggio – chiosa Marco -. Quest’anno abbiamo attraversato in canoa l’Italia in largo, la prossima estate potremmo attraversarla in lungo, in bicicletta, arrivando fino in Calabria”. Chissà se anche questo sogno si realizzerà.
L’argenteria dei due canoisti è il “tesoro del diavolo”?
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