Caro Presidente, abbiamo letto questa mattina le Sue dichiarazioni in relazione alla riforma ospedaliera e vogliamo farLe sapere subito che non ci sono piaciute. Dopo avere approvato in Giunta Regionale un piano di riorganizzazione senza consultare nessuno ( nè il Consiglio Regionale, nè i Comuni, nè le Direzioni delle ASL ecc. ecc) Lei afferma che “non cederà ai campanilismi”. Presidente, ma Lei l’ha letta la delibera che ha approvato? Perchè ad Asti, chiudendo 12 reparti ( e non, come è stato detto inizialmente, eliminando 12 primari), si mina in modo irreversibile la funzionalità stessa dell’ospedale, che è nuovo, è costato molte risorse alla Regione e alla locale Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, ha eccellenze in molti campi e attira una mobilità attiva da altre zone del Piemonte, oltre a rispondere compiutamente alle esigenze sanitarie e di prevenzione della popolazione astigiana che Lei sa, presidente, essere fortunatamente piuttosto longeva. E che cosa significa poi la Sua frase: “Una pubblica Amministrazione in lite non fa accordi, deciderà il Tribunale?” e ancora ” à la guerre comme à la guerre?”. Noi di Asti abbiamo costituito un comitato che nel giro di pochi giorni ha raccolto quasi 20.000 firme contro i tagli decisi dalla Sua Giunta. La preoccupazione popolare ha indotto (giustamente) l’Amministrazione Comunale di Asti , e noi speriamo anche la Provincia come capofila di tutti i Comuni, a proporre ricorso contro tale delibera. Forse c’è tempo a depositare il ricorso entro il 18 di gennaio ( poichè la scadenza della Delibera Regionale è il 19/1). Se Lei non intende trattare DOPO venga ad Asti PRIMA: saremo ben felici di poterLe dimostrare come la Delibera che avete adottato non porterà alcun risparmio e semmai, provocherebbe la necessità di ristrutturare e ampliare l’ospedale di Alessandria, che, come Lei sa, non ha lo spazio necessario e per cui non è previsto nel piano di edilizia opedaliera un solo euro. L’ospedale astigiano, invece, può addirittura offrire servizi in più ai cittadini astigiani e non, solo con ulteriori piccoli aggiustamenti. Se Lei verrà ad Asti in tempo utile per intavolare democraticamnete una trattativa noi siamo disponibili. In quella occasione Le consegneremo anche le firme che abbiamo raccolto. Se invece la Sua concezione di democrazia è quella di farci dire di sì, anche se non siamo d’accordo, sappia che non ci fermeremo qui. A la guerre comme à la guerre. Angela Quaglia
Riforma ospedaliera: lettera aperta di Angela Quaglia a Sergio Chiamparino
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