Dal Cpia di Asti all’università di Pavia. E’ il viaggio di Bassel Arkadan, un ragazzo libanese, cresciuto in Siria dove ha vissuto fino al 2011. Arrivato nella nostra città è stato beneficiario del progetto Sprar Prometeo, di cui il Comune di Asti è Ente Locale e l’Associazione Piam Onlus Ente Attuatore. La sua storiaviene raccontata dalla professoressa Piera Medico, del Cpia di Asti. “La mamma di Bassel è siriana e il padre è libanese. Per anni vivono a Damasco, ma nel 2011 inizia il conflitto. Per Bassel la strada è segnata : o con l’esercito di Assad o con i vari gruppi ribelli. Alla sua porta possono bussare da un momento all’altro e trascinarlo in guerra, in una guerra che non ha voluto. Bassel non può più rimanere in Siria dove sta studiando all’Università. E’ notte quando attraversa le montagne a Daraya nel confine tra la Siria e il Libano, per lui passare il confine in modo regolare non è possibile! La sua famiglia passa attraverso il confine Siriano e lui valica i monti, da Daraya al primo paesino oltre confine, poi giù al sud fino a Saida. L’appuntamento è in Libano, dove ricominceranno a vivere e così per alcuni mesi vivono lì. Bassel riprende a studiare, ma anche lì i problemi sono enormi. L’eco dei conflitti arriva anche in Libano, dove non puoi fidarti di nessuno, perché su ogni persona con la sua storia ci può essere una taglia e così Bassel programma con la sua famiglia ogni centimetro del suo viaggio verso l’Europa: prevede ogni momento, pensa a ogni risposta da dare, cosa dire dei documenti quando arriverà in Europa. La meta è l’Italia e poi forse la Svizzera, dove vive il fratello. I risparmi servono per comprare i biglietti di aereo per la Tunisia, ma per poter arrivare in Italia occorre prendere un aereo Italiano della compagnia Alitalia, cosi’ si farà scalo a Roma e occorrerà motivare bene quella scelta di scalo, sapere cosa fare dei documenti e conservarli perché un giorno serviranno. La formula da pronunciare all’arrivo è chiara “Sono un rifugiato politico”, così Bassel impara le sue prime parole di italiano. Sono quattro i giorni che trascorrono nell’aeroporto di Roma. A quel punto la richiesta di asilo in Italia è vincolante, la famiglia di Bassel tenta di andare in Svizzera, ma il vincolo previsto nel Trattato di Dublino impone che la richiesta d’asilo sia esaminata in Italia. La famiglia deve quindi tornare in Italia e la prossima meta sarà il Cara (Centro di Prima Accoglienza) a Crotone in Calabria. Sono mesi duri, il pensiero non è sul futuro, ma su ciò che ha lasciato. Nel Centro c’è una scuola di italiano, ma Bassel non impara molto, è troppo legato al pensiero di ciò che ha perduto : gli affetti, l’università che stava frequentando egregiamente. Di positivo,però, c’è l’audizione, in quel momento si deciderà il suo futuro, verrà chiesta la storia del viaggio e i motivi per cui è andato via dalla Siria, verranno poste domande sul perché non è rimasto in Libano e sarà difficile spiegare un conflitto appena iniziato. Un sì o un no valgono tutto. Il pensiero corre a ogni speranza,a ogni centimetro di viaggio programmato, ad ogni affetto lasciato, ad ogni sopruso subito. La risposta della Commissione è un sì, la sua famiglia otterrà lo status di rifugiati! C’è un comune quello di Asti che ha attivato un Progetto Sprar insieme all’organizzazione Piam, cosi’ Bassel e la sua famiglia giungono ad Asti. A differenza dell’esperienza del Cara, nello Sprar sono pochi e il Piam coinvolge Bassel, ne valuta le competenze, scopre che dipinge, disegna ed è un bravo grafico. Lui sogna l’Università, ma gli operatori gli spiegano che è difficile farsi riconoscere i propri studi ed è un percorso molto lungo. A fare parte del Progetto Sprar vi è il Ctp di Asti (oggi CPIA), così il Piam iscrive Bassel ai corsi di alfabetizzazione e Bassel inizia a imparare le prime frasi e parole di italiano. E’ molto bravo e in poche settimane ci si accorge che il livello in cui è inserito non è adeguato a lui. Si iscrive cosi’ a un percorso più avanzato e anche in quella classe spicca per bravura. Il sogno di Bassel continua ad essere l’Università e si decide con la collaborazione del Castigliano di inserirlo in prova in un percorso Polis (scuola superiore), percorso gestito da Cpia, Castigliano e Casa di Carità. Bassel parallelamente inizia a fare tirocinio in una cooperativa di grafica: Diffusione Immagine. Il Cpia è appena nato, non ha un logo e Bassel si propone di realizzarlo, fa molti bozzetti e alla fine il suo logo diventa simbolo del Cpia di Asti (il polo di formazione-istruzione degli adulti), un cubo con i colori della città di Asti, che si apre al mondo . Bassel si ambienta velocemente nel percorso delle superiori, è bravissimo nelle materie tecniche e scientifiche e diventa un punto di riferimento per gli studenti, insieme ai compagni iniziano a immaginare il Cpia come una comunità educante, chiedono la possibilità di utilizzare gli spazi della scuola per studiare insieme. In questo modo Bassel potrà colmare lacune di italiano e in cambio userà le proprie conoscenze matematiche per aiutare chi è meno bravo in matematica. Non sempre queste esperienze di accoglienza e integrazione sono conosciute. In Italia sono i mesi di una campagna mediatica contro i profughi e il Piam lancia la campagna di sensibilizzazione “l’accoglienza fa bene”. Bassel lavora sulla parte grafica e all’interno del Cpia ne diventa uno degli animatori. Nei mesi estivi il Piam viene a conoscenza di un Bando che assegna 15 borse di studio a studenti presso l’Università di Pavia e Bassel sembra il candidato ideale, potranno essergli riconosciuti gli studi se supererà la selezione e così tra le lezioni al Cpia, il gruppo di apprendimento cooperativo, inizia a studiare, prende libri in prestito chiede spiegazioni e si sottopone agli esami. Bassel supera il test ed è ammesso all’Università e alla Borsa di Studio, il Piam lo sostiene in questo sforzo e ora Bassel ha coronato il suo sogno, ha riconquistato un pezzo di quel mondo che gli era stato strappato. Ora frequenta i primi corsi della facoltà di Ingegneria informatica. Al Cpia di Asti manca il suo impegno generoso, ma sa che il compito educativo e “paterno” prima o poi si trasforma, bisogna lasciare che “i propri figli” prendano la strada dei monti, fatichino e scoprano posti nuovi e seguano i propri sogni. Bassel non si è dimenticato però di ciò che ha lasciato e nelle domeniche in cui torna ad Asti, torna a studiare e ad aiutare il suo vecchio gruppo di studio, perché seppur ora equazioni di secondo grado e disequazioni gli sembrino semplici, sa che è bello progettare il futuro centimetro per centimetro al passo dei suoi amici e Asti in fondo non è poi così lontana. Con la discrezione che gli è propria dice: Non importa se il giungere alla meta è difficile, duro, se la meta è lontana, bisogna percorrere il cammino passo a passo camminando”.
La storia di Bassel dal Cpia di Asti all’università di Pavia
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