Una legge importante che ha sancito la donazione di sangue gratuita, anonima, non retribuita, periodica e responsabile, ma la cui piena attuazione richiede di essere completata superando alcuni nodi critici. Questo il focus del convegno ospitato a Palazzo Lascaris il 5 febbraio e organizzato dall’Avis regionale Piemonte che ha voluto fare il punto sul sistema trasfusionale italiano, a 10 anni dall’approvazione della legge 219 del 2005 che disciplina le attività trasfusionali e della produzione nazionale di emoderivati. “Fra i pregi di questa legge c’è stato il riconoscimento del ruolo importante delle associazioni del terzo settore all’interno di un confronto paritario con le istituzioni”, ha affermato il consigliere regionale Daniele Valle, presidente della Commissione Cultura. “Ora a fronte dell’invecchiamento della popolazione si pone un problema prospettico che dovrà essere affrontato per evitare che, con l’incremento del bisogno di donazioni, si riduca invece la popolazione disponibile”. La legge 219 ha stabilito alcuni obiettivi fra cui l’autosufficienza nel garantire il sangue e i suoi componenti, la qualità e la sicurezza dei prodotti e delle prestazioni trasfusionali, l’appropriatezza nella gestione e uso clinico del sangue e ha sancito un sistema interamente pubblico, dalla selezione del donatore alla trasfusione, compresa l’emovigilanza. “Con la nuova normativa si sottolinea e valorizza il compito delle associazioni e federazioni, ovvero chiamare i donatori e fidelizzarli mediante una convocazione puntuale e programmata”, ha spiegato Vincenzo Saturni, presidente nazionale Avis. “Ora fra le criticità da risolvere rimane il problema di garantire anche l’autosufficienza per i medicinali plasmaderivati e rafforzare il peso delle strutture di coordinamento regionale”. “È importante ricordare come grazie alla legge 219 le attività trasfusionali siano state riconosciute fra i livelli essenziali di assistenza” , ha commentato Maria Rita Tamburini, direttore Ufficio VIII sangue e trapianti del Ministero della Salute. “Negli anni è poi proseguito il lavoro attuativo ma permangono ancora delle disomogeneità fra regioni che è necessario superare, ad esempio nei processi di autorizzazione, accreditamento e nelle verifiche”. Il convegno, moderato dal presidente regionale Avis Giorgio Groppo, ha contato anche la partecipazione di Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità, dell’onorevole Mino Taricco, di Elide Tisi, vicesindaco del Comune di Torino, del direttore Cns Giancarlo Liumbruno, del presidente Simpti Claudio Velati, della responsabile Crcc Piemonte Rosa Chianese e della presidente della Commissione Sanità Emilia Grazia De Biasi.
Sangue, il futuro delle donazioni
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