Tre domande a… Giulia Carluccio
Giulia Carluccio, da ottobre nuova presidente della Fondazione Centro di studi alfieriani, racconta il suo rapporto con Vittorio Alfieri e i suoi obiettivi per il prossimo futuro.
Il suo, alla Fondazione, è un ritorno, dopo esserne già stata Commissaria nel periodo 2021-2023. Quale atteggiamento nei confronti di questo rientro ad Asti?
“Il ruolo di commissario si è svolto in un contesto molto diverso, con la necessità di ricostruire lo stato dell’arte della Fondazione e risanare la situazione, dopo i vari scombussolamenti, anche dal punto di vista economico. Un ruolo e un periodo non semplici, sviluppatisi anche durante il periodo critico della pandemia. Quel ruolo però mi ha dato modo di scoprire la grande potenzialità di una Fondazione dalla storia importante. Ecco perché il mio atteggiamento nel tornare ad Asti è sicuramente propositivo e ricco di entusiasmo”.
Qual è il suo rapporto con Vittorio Alfieri?
“E’ un rapporto di perenne scoperta di una figura decisamente moderna e contemporanea. I miei studi classici mi hanno permesso di conoscere Vittorio Alfieri, ma quella è stata solo la base su quale, anche prima della Fondazione, su cui ho avuto modo di reinterrogarmi spesso. Le sue tragedie, così come la sua Vita, sono letture da ripetere più volte nel corso del tempo. Non sono una studiosa di Alfieri, ma la passione personale che ho per la sua figura è molto forte e coinvolge molti aspetti di tante discipline che Alfieri nei suoi scritti chiama in causa”.
Lei è docente al Dams di Torino e direttrice del Centro ricerche sull’attore e sul divismo. Come questa sua professionalità si incrocerà con il ruolo di presidente della Fondazione?
“Il mio essere una storica del cinema, così come anche membro di realtà istituzionali, penso possa darmi la possibilità di affrontare questo ruolo attraverso un approccio interdisciplinare, in un’ottica di rinnovamento e sviluppo. Una cosa su cui mi sono subito interrogata è la possibilità di realizzare un docufilm su Vittorio Alfieri: nonostante la sua sia una figura profondamente cinematografica, a partire dalla sua Vita che si presta alla spettacolarizzazione, c’è sorprendentemente poco in merito. Ecco quindi che mi piacerebbe coinvolgere soggetti importanti nella realizzazione di un docufilm. Ma anche mostre, installazioni, valorizzazione dell’enorme patrimonio che si trova in Palazzo Alfieri e alla Fondazione”.
L’intervista completa e altri approfondimenti sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 20 febbraio 2026
Lura Avidano