“Com’eri vestita?”, sala piena a Villafranca per la mostra contro il pregiudizio
Un tubino nero comprato per festeggiare l’esame appena superato all’università, un pigiama pesante (“Ogni notte, senza una parola, mi ha violentata e ogni notte ho pregato di morire”), un camice azzurro (“Ricordo il dolore che sentivo ovunque. Era il mio datore di lavoro”), jeans con maglia bianca dal collo alto, una tuta blu: abiti legati a una ferita che non si rimarginerà mai. Quello dello stupro, della paura, della vergogna e di una domanda alimentata, ancora oggi, dal pregiudizio: “Com’eri vestita?”.
Comincia da qui, da questo titolo che suona come un’offesa, la mostra inaugurata ieri, a Villafranca, in un’affollata Sala Bordone.
Pubblico partecipe e emozionato, adulti e giovanissime, insegnanti, carabinieri e sindaci, volontarie, assessori e consiglieri comunali, tante donne hanno camminato tra gli abiti, letto le testimonianze delle vittime e constatato: nessun vestito seducente o provocante, la violenza dello stupro segue tante altre strade, non solo quella della minigonna. Gli indumenti che le vittime hanno messo per andare a lavorare, a dormire o a scuola sono gli stessi che abbiamo nell’armadio e indossiamo nella quotidianità.
Il sindaco Anna Macchia lo ha detto con determinazione: “La violenza non è mai colpa di chi la subisce, il colpevole dello stupro è chi lo commette”. Lo ha ripetuto più volte “perché in questi giorni, invitando le persone alla mostra, ho capito che un certo modo di pensare, frutto di pregiudizio, è più che mai radicato. Spero che a vederla vengano i genitori con i figli”.
“Com’eri vestita?” fa pensare e porta molti messaggi, insieme alla necessità di sviluppare la cultura del rispetto della persona, partendo dall’educazione sviluppata in famiglia e nella scuola.
Il Comune ha voluto promuovere l’esposizione proprio per questo, accogliendo la proposta di Amnesty International che veicola la mostra a livello nazionale e localmente con SOS donna. Accanto a “pregiudizio” ci sono altre parole da spazzare via (stereotipo, luogo comune) e obiettivi urgenti da raggiungere, per mettere al centro la volontà della donna. “Perché il sesso senza consenso è stupro” ha sottolineato Simona Franzino, responsabile di Amnesty International Asti, ricordando la campagna di sensibilizzazione “Io lo chiedo” che l’associazione porta avanti da tempo per ottenere un cambiamento nella legislazione italiana.
Il racconto della doppia violenza che spesso le vittime devono subire quando si sentono chiedere “com’era vestita?” nelle aule dei tribunali è stato esposto dall’avvocato Davide Arri, tra sentenze pronunciate nel rispetto della parte lesa e casi che, al contrario, feriscono la sua dignità.
Infine la giornalista Laura Nosenzo ha ricordato il sito web sos-donna.it attivo per diffondere la conoscenza dei servizi astigiani che aiutano le donne vittime di violenza.
“Com’eri vestita?”, ideata dall’associazione di promozione sociale Libere Sinergie, resterà aperta fino a sabato 28 febbraio nel seguente orario: oggi ore 10-12.30, da domani a venerdì 27: 10.30-12.30, sabato 28: 10.30-12.30/16-18.
La poesia “Cosa indossavo” di Mary Simmerling che ha ispirato la mostra, letta in Sala Bordone da Irene Venturino, è pubblicata qui: https://www.sos-donna.it/contro-il-pregiudizio/