Con le giornate del Fai alla scoperta del palazzo della Questura e del Sacro Monte di Mongardino
Il patrimonio culturale italiano, spesso nascosto dietro portoni chiusi o in luoghi poco frequentati, questo fine settimana si apre al pubblico. Sabato 21 e domenica 22 marzo tornano, infatti, le Giornate Fai di Primavera, l’iniziativa nazionale che da oltre trent’anni invita cittadini e visitatori a scoprire palazzi storici, luoghi d’arte e spazi normalmente non accessibili.
Le Giornate Fai nascono come momento di sensibilizzazione verso la tutela dei beni culturali, ma anche come occasione di partecipazione attiva per migliaia di volontari e studenti che, nei giorni della manifestazione, accompagnano i visitatori alla scoperta di luoghi spesso poco conosciuti.
Anche il territorio astigiano partecipa alla 34esima edizione con due aperture che raccontano storie molto diverse tra loro: un edificio simbolo della storia recente della città, il Palazzo della Questura, e un luogo di devozione e paesaggio come il Sacro Monte di Mongardino.
In tutta la penisola saranno visitabili, con contributo libero, circa 780 luoghi distribuiti in 400 città, scelti per raccontare la varietà di storie, tradizioni e architetture che compongono il paesaggio culturale del Paese. A rendere possibile l’evento sono oltre 7500 volontari delle delegazioni e dei gruppi Fai distribuiti su tutto il territorio nazionale, affiancati da circa 17mila “apprendisti ciceroni”, studenti delle scuole secondarie formati per raccontare al pubblico il patrimonio storico e artistico delle loro città. Anche ad Asti saranno proprio gli studenti a guidare le visite in uno dei due luoghi aperti per l’occasione.
Il palazzo della Questura
Tra le aperture più attese della delegazione astigiana figura il palazzo della Questura, in corso XXV Aprile. L’edificio, costruito alla fine degli anni Trenta sulla collina Laverdina, rappresenta un esempio significativo dell’architettura razionalista italiana. Inaugurato nel 1939 come sede della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, attraversò gli anni della Seconda guerra mondiale cambiando funzione e occupazione: dopo la caduta del regime fascista fu utilizzato dall’esercito tedesco fino alla fine del conflitto. Solo sul finire degli anni Cinquanta l’edificio assunse la funzione che conserva ancora oggi, diventando la sede della Questura di Asti.
Dal punto di vista architettonico il palazzo riflette le caratteristiche del razionalismo, con una composizione che rielabora alcuni elementi delle precedenti architetture pubbliche cittadine, ma che allo stesso tempo dialoga con il linguaggio del Movimento Moderno. Durante le Giornate Fai i visitatori potranno accedere non solo agli spazi del fabbricato principale, ma anche a uno degli ambienti più particolari dell’edificio: il gabinetto della Polizia Scientifica, dove verranno illustrati strumenti e metodi utilizzati nelle indagini investigative.
Il legame tra Asti e la scienza investigativa ha radici storiche precise. Proprio in città nacque, infatti, nel 1861 Salvatore Ottolenghi, considerato uno dei pionieri delle tecniche moderne di indagine scientifica. La rotonda situata di fronte alla Questura, recentemente intitolata al criminologo astigiano, ricorda ancora oggi il suo contributo allo sviluppo della polizia scientifica italiana. In occasione delle Giornate Fai sarà allestita anche una piccola esposizione dedicata alla storia della Polizia di Stato, insieme alla ricostruzione di una vera e propria scena del crimine, pensata per mostrare al pubblico come operano gli specialisti durante le indagini.
Le visite al palazzo saranno guidate dagli studenti dei licei Scientifico e Classico di Asti e si svolgeranno sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’accesso, per ragioni di sicurezza, richiede una prenotazione obbligatoria per i visitatori con più di quattordici anni attraverso il sito del Fai.
Il Sacro Monte di Mongardino
Di tutt’altra natura è, invece, il secondo luogo aperto nel fine settimana del Fai, il Sacro Monte di Mongardino, conosciuto anche come Santuario di Sant’Antonio. Qui il visitatore si trova immerso in un paesaggio collinare che unisce spiritualità, arte e paesaggio. Il complesso devozionale, costruito nel 1739, è l’unico Sacro Monte della provincia di Asti e rappresenta da quasi tre secoli un punto di riferimento religioso per la comunità locale e per i territori circostanti.
Il percorso è costituito dalle cappelle della Via Crucis che salgono lungo il colle di Sant’Antonio. All’interno di ciascuna cappella gruppi plastici in terracotta e pitture murali raccontano i quattordici episodi della Passione di Cristo, dal processo davanti a Pilato fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. L’insieme forma un racconto visivo che per generazioni ha accompagnato la devozione popolare e le tradizioni religiose del territorio.
Negli ultimi anni il complesso è stato oggetto di un importante intervento di restauro che ha restituito alle cappelle i colori e le armonie originarie. I lavori, curati dalla restauratrice Ilaria Deambrogio, con la collaborazione di Francesca Pozzo e Magda Canalis, hanno permesso di recuperare i gruppi scultorei e le decorazioni pittoriche, restituendo al santuario il suo aspetto storico.
Durante le giornate Fai i visitatori potranno conoscere più da vicino questo intervento di recupero e ripercorrere la storia del complesso devozionale.
Il percorso offre anche uno dei punti panoramici più suggestivi del territorio. Dal colle di Sant’Antonio lo sguardo si apre, infatti, sull’ampia vallata del Tanaro e su una porzione di paesaggio che abbraccia l’Albese, il Casalese e l’Alessandrino, fino alla linea delle Alpi che appare all’orizzonte nelle giornate più limpide. Le visite si svolgeranno sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30. Nella giornata di domenica alcune visite saranno condotte direttamente dalla restauratrice Deambrogio, offrendo ai partecipanti l’occasione di approfondire da vicino il lavoro di recupero delle cappelle.
Elena Fassio