Tre domande a… Enrico Preziosi
Enrico Preziosi, già vicepresidente nazionale di Azione Cattolica e docente all’Università di Urbino, è intervenuto ad Asti a un incontro su “Crisi della democrazia e riforme istituzionali” che si è svolto sabato scorso al teatro della Torretta.
Autore di “Da Camaldoli a Trieste. Cattolici e democrazia: per continuare il cammino”, ha uno sguardo particolare sul ruolo dei cattolici in politica.
A lui abbiamo rivolto qualche domanda sul refendum e sulla campagna referendaria, chiedendogli di non esprimersi in merito ai contenuti del referendum ma al modo con cui può logorare il processo democratico
Le chiediamo di fare una valutazione sulla campagna elettorale in vista del referendum.
“I toni spesso sono inutilmente sopra le righe, i temi sono complessi, tecnici e nonostante la buona volontà di alcuni non è facile confrontarsi. Mi pare però che, nonostante il quesito referendario riguardi un aspetto limitato, nelle discussioni si siano agitati molti problemi reali della giustizia. Peccato che il referendum non abbia alcuna possibilità di risolverli”.
Che differenza ha notati rispetto al referendum costituzionale che aveva visto come protagonista Renzi e quindi che livello di differenze di comunicazione ci sono state fra allora e oggi?
“La presidente del Consiglio Meloni ha cercato inizialmente di non farsi coinvolgere, forse anche a causa di alcune incertezze sul tema. Tuttavia avrà conseguenze politiche come quello di Renzi”.
Molti elettori del centro-sinistra si dichiarerebbero favorevoli al “Sì”, ma devono scontrarsi con dei fantasmi del passato come quello per esempio del presidente Berlusconi e quindi sono propensi al “No”. Che valutazione fa in merito?
“È normale che vi siano differenti orientamenti di voto al di là degli schieramenti partitici. Anche se in questo caso ritengo si tratti di un provvedimento inutile, che non interviene sulle urgenze e le criticità del sistema giustizia. Vedo poi una difficoltà di fondo per una legge che è stata fatta approvare senza una discussione parlamentare, blindandola anche rispetto le componenti della maggioranza: una modalità preoccupante”.
L’intervista completa e altri approfondimenti sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 20 marzo 2026