Pensavano fossero denti di asino e invece erano di un delfino preistorico vissuto almeno tre milioni di anni prima. Inizia da un equivoco la storia del ritrovamento dello scheletro del cetaceo, tra le terre gialle di Camerano Casasco, avvenuta l’8 maggio del 1891: da oggi si può leggere sul sito www.astipaleontologico.it. E’ infatti online la quinta puntata del ciclo di racconti “Fossili e Territori” promosso dal Distretto Paleontologico dell’Astigiano e del Monferrato con la collaborazione del Parco Paleontologico Astigiano.”Chi pensa che la paleontologia – il commento del presidente del Distretto Gianluca Forno – sia una collezione di grandi o piccole ossa inanimate si ferma davanti al più bello: dietro ogni scheletro di delfino, balena o mastodonte c’è una storia unica e intrigante. Basta saperla cercare e raccontare: il nostro punto di partenza è il Mare Padano, passando dal Villafranchiano, e quello di arrivo sono i luoghi in cui viviamo”.Particolari inediti del ritrovamento del delfino li svela Mauro Pelissero, ex sindaco del paese, a Laura Nosenzo, autrice dei testi di Fossili e Territori, secondo un racconto che gli venne ripetuto sul posto, più volte, da bambino. Oggi sullo stesso luogo, 130 anni dopo, è ancora visibile un affioramento di conchiglie lungo una ventina di metri e alto almeno sette, per un tratto avviluppato dalle radici di una farnia che ha almeno mezzo secolo.Curiosa ed eccezionale fu la scoperta del delfino nel fondovalle di località Riero dove i contadini coltivavano la terra. Fu proprio scavando una riva, per trarre terra necessaria a rimettere a posto il cortile di casa dissestato da un violento temporale, che uno di loro, Lorenzo Bossola, trovò denti che lì per lì furono scambiati per quelli dell’asino; ma a Torino, dove furono portati in un pacchetto, l’occhio allenato del paleontologo Federico Sacco capì subito di cosa si trattava e così iniziarono le ricerche per individuare eventuali altri resti del mammifero marino. Saltò fuori uno scheletro quasi completo, comprensivo del cranio e in ottimo stato di conservazione, tanto che Sacco parlò di risultati “superiori a ogni aspettativa”. La scoperta del delfino è effettivamente ritenuta eccezionale dagli esperti. “La completezza dello scheletro – spiega il paleontologo Piero Damarco, conservatore del Museo Paleontologico di Asti – ne fa un pezzo unico: ha gli arti, che è una rarità trovare dopo milioni di anni, e la cassa toracica, che di solito si disperde anch’essa, è completa. Una meraviglia”.Il delfino, che fa parte dei 144 reperti arrivati nel 2019 da Torino (Museo Regionale di Scienze Naturali) al Paleontologico di Asti, è oggi al centro di uno studio scientifico: attraverso l’esame della colonna vertebrale (che rivelerà, per esempio, se fosse un tipo agile o, al contrario, poco attivo) si potrà arrivare a stabilire con precisione a quale famiglia appartenesse. “A distanza di 130 anni – riflette Michelangelo Bisconti, cetologo e ricercatore universitario – il delfino di Camerano sta continuando a fornire importanti informazioni scientifiche”.Interessante anche la visita in località Riero, “in un bosco di fondovalle – sottolinea il naturalista Federico Imbriano – che ha cambiato i suoi tratti originari, la vedi bene questa trasformazione da quando l’uomo ha smesso di lavorare i terreni e certe piante hanno preso il sopravvento”.La storia intera del delfino si può leggere su www.astipaleontologico.itAnche in questa puntata, Fossili e Territori indica sei luoghi da scoprire senza fretta: la chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Camerano, il sentiero dei contadini che dal paese conduce a Chiusano, dove si trova il Giardino dei poeti, anch’esso da visitare, i Gorghi di Cinaglio, le case grotta di Mombarone (Asti) e il Museo dei burattini di Monale.
Camerano Casasco e il delfino i cui denti furono scambiati per quelli di un asino
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