Si alleggerisce l’acconto Imu di giugno. Lo prevede un decreto del Governo approvato martedì dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato che fissa le aliquote al 4 per mille per la prima casa e al 7,6 per mille per la seconda.
Si tratta delle aliquote base approvate nel decreto “Salva Italia” di dicembre. Per ora non verranno dunque applicate le aliquote “comunali”, l’incremento (o il decremento, molto meno probabile) del 2 per mille, nella facoltà delle amministrazioni locali.
Nessun comune aveva finora deliberato le nuove aliquote, e si preannunciava un vero e proprio caos in vista del termine fissato per il versamento del primo acconto (fissato al 30 giugno). Tra questi, il comune di Asti, intenzionato a non inasprire le aliquote decise da Roma.
Di qui la, saggia, decisione del Governo, accolta con un sospiro di sollievo dai Caf, i centri di assistenza fiscale, che l’avevano sollecitata, vista la difficoltà a calcolare la nuova imposta.
Per ora l’Imu sarà dunque una parziale fotocopia dell’Ici 2007, ante esenzione del governo Berlusconi, appesantita però dalla rivalutazione del 60% delle rendite catastali, ma addolcita per le famiglie numerose da una speciale detrazione di 50 euro per ogni figlio di età inferiore ai 27 anni residente nell’abitazione. Un embrione di quoziente famigliare, sinora sconosciuto nell’ordinamento fiscale italiano.
Il sollievo potrebbe però essere di breve durata. Entro il 31 luglio, il Governo potrà decidere di aumentare l’aliquota di sua competenza, mentre i comuni avranno tempo fino al 30 settembre per innalzare a loro volta l’imposizione. E facilmente lo faranno, visti i continui tagli statali. Difficilmente anche il comune di Asti si sottrarrà, ma toccherà alla nuova amministrazione gestire la patata bollente.
Il saldo, determinato in base alle nuove aliquote, è previsto per il 16 dicembre. Un sacrificio solo rimandato, dall’estate a Natale.
Un capitolo a parte meritano gli agricoltori, che si vedranno tassare per la prima volta i cosiddetti immobili “stramentali” (stalle, edifici per ricovero attrezzi, magazzini), finora esenti al pari delle abitazioni. L’aliquota è agevolata, al 2 per mille, con facoltà di dimezzarla lasciata alle amministrazioni comunali. Per i terreni agricoli, invece, non cambia praticamente nulla rispetto alla vecchia Ici.
L’incremento dell’imposizione sulla seconda casa, mitigato per gli immobili sfitti, rischia di penalizzare chi affitta gli alloggi, soprattutto chi ha fatto contratti a canoni agevolati, che perdono ogni trattamento fiscale di favore. Sollievo invece per l’edilizia popolare di proprietà comunale e delle Atc: pagheranno un’imposta dimezzata rispetto allo standard.
Massimiliano Bianco
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