Arriva alla competizione elttorale priva di precedenti esperienze politiche, ma con l’intenzione di vincere. Rita Balistreri, candidata a capo della lista “Asti al centro”, giornalista e avvocato, esperta di Palio, conta di riuscire a convincere i cittadini astigiani a votarla partendo innanzitutto dall’attento ascolto delle loro istanze, senza poi proporre soluzioni in apparenza facili, ma irrealizzabili. La sua esperienza è anche la prima “prova su strada” di una nuova aggregazione di centro che potrebbe poi a livello nazionale concorrere nelle prossime elezioni politiche. Come è nata la sua candidatura, considerando l’assenza di sue principali esperienze politiche? “La richiesta è arrivata dal vicesindaco uscente Davide Arri e da Massimo Striglia, coordinatore piemontese dei Centristi per L’Europa. Non nascondo di avere avuto qualche titubanza per un impegno così gravoso senza che avessi precedenti esperienze, ma alla fine di una galoppata di rincorsa sono arrivata anch’io ad allinearmi al canapo insieme agli altri sette cavalli che correranno”. La candidatura è giunta tardi rispetto ad altre, che già si sono organizzate a partire da mesi. Come mai l’attesa è stata così lunga? “I miei dubbi erano nati in larga parte dal fatto che la disponibilità per la candidatura mi sia stata richiesta solo ai primi di aprile. E siccome non avevo esperienza alle spalle e volevo essere sicura di avere il cavallo giusto per sperare nella vittoria, ho dato la mia disponibilità solo dopo il 20 aprile”. Nel programma presentato insieme alla candidatura, ha affrontato innazitutto il tema del lavoro, proponendo l’impegno del Comune per la creazione di spazi di lavoro condivisi (“coworking”). Vuole spiegarlo meglio? “Sono astigiana e sono voluta partire dalla sofferenza che vedo in giro, pur senza voler buttare via quanto di buono fatto dall’amministrazione comunale uscente. Ad Asti ci sono molte grandi strutture oggi inutilizzate, che in altre città sarebbero considerate opportunità. Penso ad esempio all’Enofila, che da un lato potrebbe diventare un “open space” che permetterebbe a titolari di partita Iva di abbattere i costi che devono sostenere, e insieme anche un polo fieristico permanente che potrebbe ospitare importanti eventi nel corso dell’intero anno. La continuità è una caratteristica che in generale oggi manca nell’offerta astigiana. Dall’Enofila, che è vicina alla ferrovia, potrebbe partire anche un treno del Monferrato che trasporti i turisti nei paesi vicini”. Per quanto riguarda l’obiettivo di incrementare la presenza di turisti, la sua principale proposta è la creazione di un consorzio volto alla gestione di ogni attività attrattiva per visitatori esterni, sul modello di Alba. Perché? “Credo che come astigiani non dobbiamo essere malati di ‘orticellismo’, ma guardare le esperienze che funzionano intorno a noi, senza la necessità di andare troppo lontano. Guardando quanto hanno fatto a venti chilometri da Asti ho identificato la necessità della creazione di un consorzio, che potrebbe avere sede nei locali un tempo occupati dalla Croce Verde, vicini al centro città e alla stazione ferroviaria”. Riguardo l’argomento sicurezza, nel suo programma è inserita la creazione per ogni quartiere di due referenti che ne segnalino all’amministrazione comunale gli aspetti positivi e critici. In quale modo questa impostazione potrebbe consentire una migliore sicurezza percepita? “Non venendo dalla politica, mi preme particolarmente l’ascolto delle istanze dei cittadini e delle associazioni per migliorare il programma per la città. Riguardo la sicurezza, è sicuramente necessario implementare le telecamere e il coordinamento tra le Forze dell’ordine. Ho preso poi spunto dalla mappatura della città in rioni e borghi per proporre la costituzione di una consulta di quartiere, con due referenti (un uomo e una donna) che possano ogni mese inviare le loro segnalazioni all’amministrazione comunale. Ho anche pensato di riproporre l’istituzione del vigilante di quartiere, anche se quando è stato proposto in passato non ha riscosso grande successo”. Una delle sigle contenute all’interno della lista è i “Centristi per l’Europa”. Si avverte la necessità di curare le richieste di assegnazione dei fondi di finanziamento per specifici progetti. Come sarebbe gestito questo aspetto da un Comune da lei guidato? “C’è già in Comune un ufficio dedicato a questo aspetto, che andrà sicuramente potenziato con persone competenti a seguire ogni fase dei procedimenti”. Nel caso il prossimo 11 giugno non venisse designato il nuovo sindaco e lei non fosse uno dei due candidati che disputeranno l’eventuale ballottaggio, fornirebbe indicazioni di voto a quanti l’hanno sostenuta al primo turno? “Nel momento in cui ho accettato di candidarmi, l’ho fatto puntando alla vittoria. Quindi spero di essere io una dei due candidati che correranno al ballottaggio”. L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 2 giugno 2017. Michele Cascioli
Tre domande a… Rita Balistreri
TRE DOMANDE A
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