“Ho cominciato a scrivere quando mi sono accorto di non avere più il fisico per dare cattivi esempi”. Giorgio Faletti, tra gli ospiti più noti di questa edizione de “I mesi del giallo”, si è raccontato con sincerità e ironia al pubblico che, sabato pomeriggio, ha affollato la Biblioteca Astense.
I primi spettatori hanno fatto la fila, davanti alla porta chiusa, già un’ora prima dell’incontro e molti altri hanno lasciato il centro di lettura mezz’ora dopo il termine della conversazione, fatta la coda per veder autografato “Io sono Dio” dallo scrittore astigiano.
L’ultimo romanzo di Faletti è stato lo spunto per avviare la chiacchierata, nella quale le osservazioni del pubblico si sono infilate numerose dopo le sollecitazioni dello stesso ospite: “Se mi fate delle domande non costa niente, che detto ad Asti ha sempre la sua importanza…”.
Quasi subito è arrivata la premessa: “Vi rispondo prima che me lo chiediate voi: sono io che scrivo i miei libri, un megalomane come me non permetterebbe a nessun altro di farlo”.
Tradotto in 25 lingue e venduto in 36 Paesi, Faletti si è sentito domandare: “Il tuo successo ha scatenato invidia?”. “Vado avanti per la mia strada – ha risposto – ma ci sono stati momenti in cui mi sono accorto di quanto piccola gente abbia avuto intorno a me”.
Ottimista che un giorno uno dei suoi libri diventi film, lo scrittore astigiano ha parlato del rapporto con i suoi personaggi (“perché inventare se hai un mondo fuori da cui attingere?”) e anticipato i suoi prossimi lavori: un romanzo breve (“non sarà un giallo canonico”) per avviare una nuova collana editoriale, una favola per adulti su cd: sedici canzoni scritte da lui, musicate con Danilo Amerio e disegnate dall’amico di infanzia Paolo Fresu.
Da giovane il suo sogno nel cassetto era fare lo scrittore (“ma non avevo così tanta autodisciplina da restare a casa”); ora che lo è diventato, ha da poco scoperto la passione per la pittura. Rispettoso dell’ironia che lo ha portato in televisione (“far ridere è la cosa più difficile del mondo”) e anche degli astigiani più famosi di lui (“in un’università inglese c’era il manifesto di un concerto di Paolo Conte nell’ufficio del rettore: mi sono sentito così orgoglioso, dite a Paolo che lo saluto…”).
Commosso, Faletti, prima della conversazione nel vedere quanti astigiani hanno stipato la Biblioteca, che ha organizzato l’incontro con l’Associazione Comunica; e riconoscente con gli spettatori a fine giornata, tanto da concludere così: “Mi ha piacere che nella mia città ci siano occasioni come queste in cui poter esprimere i miei pensieri. Vi ringrazio”.
La conversazione con lo scrittore astigiano ha concluso gli appuntamenti di ottobre de “I mesi del giallo”. Prossima tappa, sabato 14 novembre a Cortanze, con Loriano Macchiavelli moderato, alle 21 al castello, da Giovanni Pensabene.
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