Tre domande a… Mario Fongo
Quando parla di Gino Paoli, lo fa con la schiettezza di chi ha condiviso con lui non solo i palchi del Salone del Gusto, ma anche tavole imbandite, fumo di sigarette e una sincera amicizia “a pelle”. In questa intervista Mario Fongo – il “Panatè” di Rocchetta Tanaro – ripercorre gli anni trascorsi accanto a Paoli, tra aneddoti conviviali e quella melodia che, più di ogni altra, ha segnato la sua storia personale.
Come ha saputo della scomparsa e qual è stato il suo primo pensiero?
“Mi ha telefonato il medico cantautore Paolo Frola per dirmelo e poco dopo ci siamo sentiti con Paolo Massobrio, ideatore di Golosaria. Abbiamo iniziato a scambiarci le fotografie e i messaggi di quando eravamo tutti insieme al Salone del Gusto di Torino. Il primo pensiero è andato subito a quei momenti di gioia condivisa, alla bellezza di un’amicizia vera che legava le nostre terre e le nostre passioni”.
Si ricorda come vi siete conosciuti?
“Sì, era la fine degli anni ’90. Il primo incontro a Rocchetta Tanaro, a casa di Frola. Fu un’intesa immediata, quella che io definisco “a pelle”. Gino assaggiò le mie Lingue di suocera e, sapendo che frequentavo le fiere, nacque subito un’amicizia. Da lì in poi è stato un crescendo: siamo stati a casa sua in Toscana anche per il suo ottantesimo compleanno, una festa meravigliosa con tantissimi artisti”.
C’era anche uno scambio nel lavoro, oltre all’amicizia?
“Certamente. C’era un continuo scambio di prodotti: io gli portavo le mie specialità, e lui mi dava il suo olio. Lo chiamava “l’olio dei Paoli”, un progetto che portava avanti in Toscana con la moglie Paola e i figli. Al Salone del Gusto era spesso nel nostro stand; io lo aiutavo con i clienti e lui, con estrema disponibilità, firmava autografi tutto il giorno mentre vendevamo il suo olio e le mie Lingue.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 3 aprile 2026
Cristiana Luongo