Meditando la Parola: Un Amore di Padre
Il commento al Vangelo di domenica 31 maggio (Gv 3,16-18) a cura di Lorenzo Massocco.
Il dialogo tra Gesù e Nicodemo rivoluziona l’immagine di un Dio giudice, pronto a punire le fragilità umane, per rivelare il vero volto del Padre: un amore sincero e incondizionato. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio»: in questo “tanto” si trova l’essenza del cristianesimo. L’arrivo di Gesù è il gesto d’amore di un Padre che si priva di ciò che ha di più caro pur di riallacciare i ponti con l’umanità.
Il progetto divino non è di condanna, ma di Salvezza. Spesso ci sentiamo in colpa o abbiamo paura di essere giudicati e, di conseguenza, immaginano un Dio severo e punitivo, finendo per attribuire a Lui la tendenza umana di giudicare e condannare gli altri. Il Vangelo ribalta questa logica: la missione del Figlio è una proposta di vita eterna, un’offerta di riscatto che guarisce la distanza creata dal peccato. Cristo non viene a processare il mondo, ma a offrirgli una via d’uscita dall’ombra.
La condanna, allora, non è un castigo divino calato dall’alto, ma la conseguenza del proprio rifiuto. Chi non crede si autoesclude da questa corrente d’amore. Dio rispetta la libertà umana a tal punto da accettare anche il rischio del no. Tuttavia, la sua intenzione originaria rimane ferma: proporre instancabilmente la comunione. Davanti a questo dono, credere significa fidarsi, accogliere lo sguardo misericordioso di un Dio che non vuole la fine del peccatore, ma che si salvi per mezzo del Figlio.