Tre domande a… don Mino Vittone
Tra i cambiamenti annunciati in diocesi c’è anche un “pensionamento”: don Mino Vittone lascia la parrocchia Ss Annunziata di Tanaro, che sarà affidata agli Oblati di s. Giuseppe, nella persona di padre Luigi Testa.
Da quanto tempo sei nella parrocchia a Tanaro? Che cosa ti ha colpito quando sei entrato in quella parrocchia?
“Dal 1990. Prima ero viceparroco a Santa Maria Nuova. La cosa che mi ha colpito è che ero da solo, senza altri confratelli. Non potevo confrontarmi con nessuno. Da viceparroco invece facevo riferimento al parroco, magari anche per criticarlo o per discutere su idee che non condividevamo. Ma almeno c’era qualcuno con cui confrontarti. A livello di territorio dal centro mi sono trovato in periferia e mi colpiva che anche la gente si sentiva tale, al punto che quando doveva andare in centro diceva “Andiamo ad Asti”…”.
In questi 36 anni devi aver visto molti cambiamenti. Inoltre hai vissuto in piena l’alluvione del 1994.
“L’alluvione è stata decisamente un gran colpo, ma penso che più devastante sia stato il covid, quando la chiesa è stata chiusa per tre mesi. Mi sono molto identificato con il papa che il venerdì santo del 2020 aveva celebrato da solo la via Crucis in piazza San Pietro. Dopo il covid c’è stato un crollo netto della partecipazione che non è più risalita ai tempi precedenti. Ecco, lascio la parrocchia in un momento in cui è difficile capire in che direzione andare. Anche il calo demografico fa sì che i bambini al catechismo e in oratorio siano calati e non risaliranno più”.
Quali sono le tue prospettive e che messaggio lasceresti alla comunità?
“Beh, dipende tutto dalle proposte del vescovo. Mi ha accennato ad alcune possibilità ma in termini ancora generali e bisogna capire meglio. Se devo lasciare qualcosa alla comunità e chiedere perdono per tutto quello che non ho fatto”.
DB