Tre domande a… Paolo Manina
Un cold case che attraversa mezzo secolo, le atmosfere suggestive del Monferrato e una trama che intreccia mistero e vicende umane. Con “Il portico degli impiccati” (Isolario Edizioni, euro 17), il suo nuovo romanzo, Paolo Manina torna a raccontare una storia sospesa tra passato e presente, confermando la sua passione per le indagini e i segreti irrisolti.
Finalmente è uscito il tuo nuovo romanzo “Il Portico degli impiccati”… Ci parli un po’ della trama, una storia intrecciata tra presente e passato…
“Il cambio di proprietà di una casa di campagna riporta brutalmente alla memoria degli abitanti di un piccolo borgo del Monferrato due tragici casi di morte per impiccagione, legati tra loro da coincidenze clamorose, anche se cronologicamente distanti di quasi cinquant’anni; se il più recente dei due fatti è un conclamato suicidio di un anziano pittore con turbe caratteriali, il primo è, invece, un caso irrisolto sospeso tra le ipotesi di suicidio o omicidio di una ragazza siciliana di sedici anni in stato non avanzato di gravidanza. Il protagonista del romanzo è Nico, neo-pensionato, da poco separato dalla moglie, che, rifugiatosi in una minuscola borgata in aperta campagna nel tentativo di evadere dal proprio presente grigio e travagliato, si trova, suo malgrado, a combattere anche contro gli assillanti fantasmi di un passato non suo”.
Come è nata l’idea di questo nuovo romanzo?
“Sono sempre stato affascinato dalle storie che si incanalano in lunghi corridoi temporali, come ad esempio le vicende famigliari intergenerazionali, o le macchine del tempo del genere fantasy, oppure anche i cosiddetti cold case, ed è proprio quest’ultimo il caso del mio nuovo romanzo”.
La storia è ambientata nel Monferrato, sulle nostre colline…
“Sì, le colline appartengono dichiaratamente a quel lembo del Basso Monferrato Astigiano che si incunea tra i colli del Monferrato Casalese, delineati sullo sfondo austero della catena delle Alpi e la pianura alessandrina, dominata con discrezione dai rilievi dell’Appennino Ligure. Il paese, invece, non viene mai nominato, viene sempre genericamente definito “il paese”, ma in esso credo che si possano riconoscere caratteri tipici comuni a vari paesi del Basso Monferrato: c’è la lunga piazza sotto il muraglione dove ancora si gioca al tambass , ci sono un castello, la chiesa, il bar del paese, la trattoria tipica, i Carabinieri, la posta, la banca…”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 31 luglio 2026
Massimo Allario