Tre domande a… Franco Calcagno
Il dirigente scolastico dell’Itis Artom Franco Calcagno, già provveditore agli studi di Asti e Alessandria, in questi giorni ha salutato il personale della “sua” scuola e i colleghi dirigenti concludendo un lungo percorso scolastico che lo ha portato ai vertici della scuola provinciale e regionale con importanti collaborazioni a livello ministeriale.
Venti anni da docente e una lunga carriera da dirigente scolastico e provveditore. Come è cambiata la scuola dalla nomina in ruolo come professore a questo ultimo anno di servizio come dirigente?
“Nel corso della mia esperienza come docente, dirigente scolastico e provveditore ho osservato una scuola diventata sempre più complessa sul piano organizzativo e amministrativo. Questa evoluzione ha progressivamente spostato il baricentro dal centro educativo, rappresentato dagli studenti, verso una dimensione più gestionale e burocratica. Anche la figura del dirigente è cambiata: da leader educativo a ruolo sempre più manageriale, con un carico crescente di adempimenti che riduce il tempo dedicato alla didattica e ai processi di apprendimento”.
Quali, tra i tanti traguardi raggiunti, ricorda maggiormente?
“Tra i risultati più significativi del mio percorso considero la collaborazione alla stesura delle Linee guida sul Primo Soccorso nella scuola primaria, realizzate con il Ministero della Salute, oltre a progetti in corso su sicurezza e professione docente, destinati a proseguire anche oltre questo periodo”.
E’ difficile immaginare Franco Calcagno pensionato: ci saranno sicuramente riflessioni da condividere e nuovi progetti. Una anticipazione?
“Non tutto è concluso: alcune iniziative restano aperte e continueranno in nuove forme, anche attraverso la collaborazione con scuole paritarie. Alla fine di questo lungo percorso professionale, la convinzione che porto con me è semplice: una scuola è davvero efficace quando ogni scelta organizzativa, amministrativa o gestionale trova il proprio significato nel miglioramento delle opportunità educative degli studenti. Tutto il resto è importante, ma dovrebbe rimanere uno strumento. Il fine, ieri come oggi, sono e devono continuare a essere i ragazzi”.
CHC