Tre domande a… Alberto Mossino
Il nuovo Piano Casa 2026 riporta l’emergenza abitativa al centro dell’agenda nazionale. Ma quali effetti potrà avere concretamente sul territorio astigiano? Lo abbiamo chiesto a Alberto Mossino, membro del Consiglio di Amministrazione dell’Atc Piemonte Sud, l’Agenzia territoriale per la casa che gestisce il patrimonio di edilizia pubblica nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo.
Dopo molti anni torna un Piano Casa nazionale. Qual è il suo primo giudizio?
“Bisogna uscire dalle logiche di schieramento e guardare ai fatti. Erano circa quarant’anni che non si affrontava il tema della casa con un piano organico nazionale. Il fatto che l’abitare sia tornato al centro del dibattito politico è già un elemento positivo. Detto questo, quando si passa dagli annunci ai contenuti bisogna essere realistici. La mia impressione è che non ci siano vere risorse aggiuntive, ma una riorganizzazione di fondi e strumenti già esistenti. In sintesi: la coperta era corta e, nonostante il nuovo nome, è rimasta corta”.
Il Piano prevede una gestione più centralizzata, con un Commissario straordinario e il coinvolgimento di Invitalia per accelerare gli interventi. Può essere un vantaggio?
“Può esserlo, perché una regia unica può aiutare a velocizzare procedure e appalti, che nell’edilizia pubblica spesso rappresentano un problema. Ma c’è anche il rischio che un commissario esterno, lontano dalle nostre realtà, non riesca a cogliere le differenze abissali che esistono tra i vari territori. Le esigenze del Piemonte Sud sono diverse da quelle di altre zone italiane. Ci sono edifici più recenti che richiedono manutenzione, altri più vecchi che necessitano di interventi strutturali, efficientamento energetico o rifacimento degli impianti. Il timore è che decisioni importanti vengano prese lontano dai territori, senza un confronto adeguato con chi gestisce quotidianamente questi problemi”.
Uno dei punti centrali della riforma riguarda il recupero degli alloggi pubblici inutilizzati. Qual è la situazione sul territorio dell’Atc Piemonte Sud e in particolare ad Asti?
“La nostra realtà è abbastanza virtuosa e abbiamo un numero contenuto di alloggi non assegnabili rispetto ad altre situazioni. Parliamo di qualche decina di alloggi che attualmente non sono assegnabili perché necessitano di lavori. Però ci sono situazioni importanti che potrebbero beneficiare dei fondi di questo Piano Casa. Penso, per esempio, alla palazzina di via Gancia: oggi è completamente vuota e andrebbe ricostruita da zero. Se riuscissimo a intercettare i finanziamenti per rimetterla a posto, potremmo restituire alla città circa 15 alloggi nuovi e dignitosi”.
Altri approfondimenti sul Piano Casa e sulla situazione dell’abitare nell’Astigiano sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 17 luglio 2026
Cristiana Luongo