Tre domande a… Monica Amasio
Il nuovo Piano Casa punta a rilanciare le politiche abitative attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente, nuovi investimenti e procedure più snelle. Ma sarà l’attuazione concreta a determinarne il successo. Quali opportunità si aprono per Asti? Lo abbiamo chiesto all’assessore all’Urbanistica Monica Amasio.
Il Piano Casa 2026 segna il ritorno di una politica nazionale sull’abitare. Qual è il suo giudizio?
“Il primo giudizio è certamente positivo: dopo molti anni torna una politica nazionale che prova ad affrontare in modo organico il tema dell’abitazione, puntando sul recupero del patrimonio pubblico, sull’housing sociale e sul coinvolgimento degli investimenti privati. È particolarmente condivisibile la scelta di privilegiare la riqualificazione degli immobili esistenti. La legge, però, rappresenta il punto di partenza: la sua efficacia si misurerà sulla rapidità dei provvedimenti attuativi e sulla capacità di trasformare le risorse disponibili in interventi concreti”.
Il Piano Casa introduce procedure semplificate e un Commissario straordinario. Potranno accelerare gli interventi?
“Le semplificazioni sono necessarie per ridurre tempi oggi incompatibili con l’emergenza abitativa. La Scia potrà velocizzare gli interventi previsti dal Piano, senza rinunciare ai controlli sulla sicurezza, ai vincoli urbanistici e alla tutela del patrimonio. Anche il commissario straordinario potrà essere uno strumento utile, purché non si trasformi in un ulteriore livello burocratico: sarà essenziale mantenere un raccordo diretto con Comuni e Regioni”.
Il Piano punta sul recupero degli immobili pubblici inutilizzati. Asti ha già individuato edifici che potrebbero essere riqualificati?
“Questo è probabilmente uno degli aspetti più interessanti anche per Asti. Recuperare edifici pubblici oggi inutilizzati o degradati significa offrire nuove opportunità abitative a prezzi accessibili e, nello stesso tempo, rigenerare parti della città senza consumare nuovo suolo. Abbiamo già avviato una ricognizione del patrimonio comunale e, a ottobre, apriremo anche un tavolo tecnico con gli Ordini professionali e le Associazioni di categoria, per lavorare in modo sinergico alla riqualificazione degli immobili vuoti. É però evidente che la partita non si giochi soltanto sul patrimonio comunale, che oggi offre margini di intervento limitati, ma soprattutto sul consistente patrimonio immobiliare inutilizzato appartenente a soggetti privati e ad altri enti. L’obiettivo sarà quindi favorirne il recupero e il riutilizzo, creando condizioni più semplici e attrattive per gli interventi e cogliendo anche le opportunità e gli strumenti che il Piano Casa potrà mettere a disposizione”.
Altri approfondimenti sul Piano Casa e sulla situazione dell’abitare nell’Astigiano sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 17 luglio 2026
Cristiana Luongo