Nasce The Key, una nuova vita per l’area storica della Saclà
“The key”, ossia una chiave d’accesso alle Langhe e al Monferrato. E’ questo il nome dell’ambizioso progetto ideato dalla Saclà, la storica azienda astigiana fondata nel 1939 e specializzata nella produzione di olive, sottaceti e pesti.
Una volontà di riqualificare l’area industriale della zona di piazza Amendola, alla luce del completo trasferimento della produzione, entro fine anno, nello stabilimento avveniristico di Castello di Annone entrato in funzione nel luglio 2022.
Quello che oggi ospita ancora parte della produzione, lo stoccaggio, la casa dove nacque la famiglia Ercole, diventerà un suggestivo angolo declinato al turismo, alla salute, al benessere, al commercio e al verde.
A spiegare, ieri, nel dettaglio l’iniziativa sono stati Chiara Ercole, amministratore delegato dell’azienda, e Pietro Nicolazzi, executive director di Koa Advisory e ideatore del metodo Redivivus. “L’idea era quella di fare tornare a vivere un luogo in continuità anche con la sua storia, e quella di questo luogo è indiscutibilmente legata alla Saclà e quindi agli astigiani”, ha spiegato Nicolazzi.
Ma “The key” non è un progetto che guarda al passato, che rimane incastrato nelle logiche di una piccola provincia. E’ uno sguardo sul futuro, porta spalancata sul turismo e sull’internazionalità.
Gli spazi
L’obiettivo è, infatti, quello di creare nell’area dove ha sede la parte storica dell’azienda un plesso “multifunzionale”. L’Isola Saclà manterrà vivo il legame con la storia dell’azienda ospitando un centro di ricerca alimentare in collaborazione con le università, Casa Saclà, memoria storica, museo, shop e la nuova sede dell’Asp.
Accanto sorgerà un’area destinata all’ospitalità con un hotel da 4 stelle di circa 200 camere e un auditorium polifunzionale per cultura musica e grandi eventi. Poi è previsto un polo benessere con un centro diagnostico di ultima generazione dedicato a salute e longevità, una palestra innovativa, un centro termale e, all’ultimo piano, una piscina. Infine, un’area commerciale di prossimità con supermercati, fast food e altri negozi pensati soprattutto per soddisfare le necessità del quartiere Bellavista, attualmente ai margini di Asti, mal collegato e del tutto privo di servizi.
Il tutto condito da centinaia di parcheggi, molti dei quali saranno coperti e a servizio anche della cittadinanza, di aree verdi e di una pista ciclabile. Perché, a vedere i “render” di The Key sembra di essere in un luogo magico, a tratti anche avveniristico. Accanto al palazzo dell’hotel moderno e raffinato, c’è lo spazio dedicato all’area salute e benessere, un plesso circolare, immerso nel verde, che si affaccia lungo la pista ciclabile e pedonale che verrà realizzata lungo il Borbore. In questo senso si è parlato anche di un innalzamento degli argini del fiume per evitare esondazioni.
“L’area sarà dotata di piante autoctone che ci verranno indicate dall’istituto agrario Penna – ha aggiunto Nicolazzi -. La speranza è che poi possano tornare anche animali che non ci sono più, come le api (in questo senso verranno anche posizionate delle arnie per impollinare le piante, ndr), lo scoiattolo rosso e il martin pescatore”.
Ma l’idea cardine è quella di fare conoscere il nome di Asti fuori dal nostro territorio.
“Lavorando a questa progetto ho notato che la vostra città non ha hotel che possano ospitare un pullman di turisti – ha proseguito Nicolazzi -. Da qui la volontà di creare un albergo da 200 camere che ospiterà anche un auditorium in modo da attrarre anche questo tipo di clientela business sulla città”. L’idea è di organizzare convegni medici, farmaceutici e altro a grandi livelli.
“L’auditorium è dimensionato su 1200 posti e in configurazione conferenza il centro congressi arriverà fino a 1500 – ha aggiunto ancora -. Numeri che puntano a colmare una carenza oggi presente nell’offerta congressuale e culturale del territorio tra Torino, Milano Alessandria e Piacenza, rafforzando l’attrattività di Asti come porta d’accesso alle Langhe e al Monferrato”.
I numeri
L’obiettivo poi è anche quello di creare posti di lavoro: oltre alle opere di costruzione, il plesso una volta terminato darà lavoro a circa 400 persone.
L’area si estenderà su 36.630 metri quadri, di cui il 58% diventerà verde pubblico, mentre solo il 23% sarà occupato da edifici e il 19% da viabilità, piazze e parcheggi. Saranno poi impiantati 250 nuovi alberi, capaci di assorbire 3,6 tonnellate di Co2 all’anno.
“L’investimento complessivo sarà di 120/130 milioni di euro – ha spiegato Ercole – e sarà supportato dal coinvolgimento di un fondo immobiliare italiano gestito da una Sgr e anche dai finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti”.
L’obiettivo è avere uno stato di avanzamento dei lavori (o più ambiziosamente la fine di essi) già nel 2029, 90° anniversario della Saclà. Azienda che, come detto, entro fine anno abbandonerà completamente l’area di piazza Amendola (se non alcuni magazzini di stoccaggio) per trasferire completamente la produzione degli stabilimenti a Castello di Annone.
Attualmente Saclà impiega 200 dipendenti e ha un fatturato di 150 milioni. “Abbiamo inoltre deciso di concentrare la produzione del basilico sull’Astigiano, diversificando le colture in diverse zone e in un solo anno siamo passati da produzione zero al 50% della produzione locale – ha aggiunto Pippo Ercole, altro discendente della famiglia Saclà -. Vuol dire che ogni anno produciamo qui tra le 1500 e le 2000 tonnellate di basilico per i nostri pesti”.
I mercati di riferimento di Saclà, oltre a quello italiano, sono l’Inghilterra, la Francia e gli Stati Uniti. “L’export per noi rappresenta circa il 55% della produzione – ha precisato ancora Ercole -. Al momento ci siamo aperti anche ai mercati dell’Arabia Saudita dei Balcani e dell’Est Europa e puntiamo anche a quelli asiatici”.
Prodotti di punta, abbandonata la linea dei piatti pronti, rimangono i pesti, le olive, i sottoli e i sottaceti.
“Saclà è nata ad Asti ed è qui che affondano le nostre radici: la storia della mia famiglia e il lavoro di generazioni – ha concluso l’amministratore delegato -. Proprio per questo quando abbiamo trasferito la produzione a Castello di Annone ho voluto che quest’area avesse un futuro all’altezza della sua storia”.
Il progetto è già stato presentato alle istituzioni del territorio e presto sarà sul tavolo del presidente della Regione Alberto Cirio.