Le “Indagini live” di Stefano Mazzi ad AstiMusica: l’intervista
Oggi, venerdì 17 luglio, AstiMusica ospiterà lo spettacolo “Indagini Live 2026” di Stefano Nazzi, giornalista di cronaca, ideatore e autore del podcast “Indagini”, che racconta la cronaca e l’attualità per “il Post”. Da febbraio gira l’Italia con la nuova stagione del tour che dal 2024 tratta i grandi casi di cronaca del nostro Paese. In occasione dello spettacolo che avrà inizio alle 21.30 in piazza Alfieri, abbiamo intervistato Stefano Nazzi, che ci ha così raccontato dei dettagli sul tour e sulla sua nuova stagione.
In questa ultima edizione la storia che viene raccontata è “diversa da quelle trattate nei precedenti tour e nel podcast”. Come lei ha detto: “Racconto una storia di cronaca che ha segnato il paese ma inedita rispetto al lavoro fatto finora”. É la stagione dei sequestri di persona in Italia: trent’anni (dal 1969 al 1998) di rapimenti durante i quali sono state sequestrate 694 persone. Perché ha deciso di portare sul palco questa storia nella nuova stagione di Indagini Live e in che modo questa è diversa da quelle trattate nei precedenti tour e nel podcast?
“É una storia che riguarda una persona, una ragazza di 18 anni, Cristina Mazzotti, sequestrata e tenuta in condizioni terribili, che poi morì in seguito a questo sequestro. É una storia che mi ha sempre colpito e che è rimasta proprio nei territori in cui si svolse. E in più mi interessava partire dalla storia di una persona per poi raccontare quel periodo, il periodo dei sequestri di persona che colpì l’Italia tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90. É un fenomeno molto importante, terribile e anche numericamente molto rilevante”.
Lo spettacolo teatrale prende il via dal celebre podcast “Indagini”, dedicato ai casi di cronaca nera e giudiziaria che hanno segnato la storia d’Italia. Partendo dagli inizi del progetto live, perché ha deciso di portare il podcast sui palchi dei teatri italiani?
“É stato quasi un percorso naturale. Il pensiero è stato quello di uscire dallo studio di registrazione e di provare a proporre un ascolto condiviso a più persone. E questa cosa ha funzionato, perché diventa quasi un ascolto condiviso tra tutti, in cui il protagonista è la storia e le persone di questa storia”.
Sin dalle prime date 2024 l’accoglienza per “Indagini Live” è stata eccezionale, tra gli applausi scroscianti all’ingresso di Nazzi con l’ormai iconica intro del podcast e un’atmosfera da fiato sospeso durante la narrazione. Un successo che si misura anche nei numeri da capogiro della tournée, con numerosi sold out in tutta Italia. Un successo dato sicuramente anche dal suo stile narrativo, che si riconosce per la sua oggettività, approfondimento, ricerca, per il racconto dei fatti: le indagini, appunto, attraverso le testimonianze, le carte giudiziarie, il racconto dei media. Non punta ad amplificare l’orrore, ma a renderlo comprensibile, restituendo chiarezza. Come riesce a portare tale narrazione? Qual è il processo con cui tratta la narrazione di tali storie? Qual è il riscontro che nota da parte del pubblico?
“L’idea di partenza, proprio di “Indagini”, e quindi poi anche di “Indagini live”, è quella di tenersi lontano dalla narrazione sensazionalistica ma basarci esclusivamente sui fatti, cioè sui dati oggettivi. Con la convinzione appunto che non serva un linguaggio che cerchi di forzare le emozioni, di provocarle, ma che siano gli stessi fatti a dare le emozioni. É la ricerca di un racconto, della cronaca, che sia un po’ diverso da quello più sensazionalistico a cui siamo abituati, soprattutto nel linguaggio televisivo. “Qual’è il riscontro da parte del pubblico?”: questa cosa era un po’ la grande domanda. Evidentemente ci sono persone, senza nulla togliere ad altri tipi di narrazione, che invece accolgono positivamente questo tipo di linguaggio, questo modo di raccontare, che è appunto un po’ diverso, lontano dallo stile più basato sulle emotività”.
Dana Proto