La Festa delle Donna venne celebrata per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1909, mentre in Italia approdò solo un decennio più tardi, esattamente il 12 marzo 1922.
Il “Woman’s Day” prende il nome dalla prima conferenza del partito socialista presieduta, a Chicago, da una donna, l’attivista Corinne Brown, che già nel 1908 sulle colonne delle rivista “The Socialist Woman” sollevò la questione della mancanza di diritti, da parte del partito, a dettare la linea alle donne socialiste “su come e con chi lavorare per la propria liberazione”.
Una reazione molto efficace dopo la dura presa di posizione dei maggiori marxisti del tempo, che riunitisi nella II° Internazionale socialista di Stoccarda (1907) proclamarono di voler lottare “energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne” ma escludendo dalle coalizioni le “femministe borghesi” che reclamavano anch’essere il diritto di voto universale.
La conferenza presieduta dalla Brown fu un’occasione per discutere ad ampio raggio lo sfruttamento delle donne sul posto di lavoro, sia in termini di basso salario che di discriminazione di genere.
Il successo dell’incontro portò il partito socialista americano a raccomandare a tutte le sezioni locali di riservare un giorno (che poi venne individuato nell’ultima domenica di febbraio) per l’organizzazione di manifestazioni ed eventi in favore del diritto di voto femminile.
Il laborioso processo di rivendicazione femminile vede una svolta con il prolungato sciopero (durato quasi 3 mesi) di 20.000 camiciaie newyorkesi, un momento che segna l’incontro tra le rivendicazioni sindacali e quelle politiche per il diritto al voto femminile. Le donne del partito socialista, corroborate nelle loro azioni dal dilagante successo della giornata della donna, portarono al VII° Congresso dell’Internazionale socialista di Copenaghen (1910) le istanze per introdurre la “giornata internazionale della donna”.
L’iniziativa venne accolta a macchia di leopardo: la giornata della donna venne celebrata dal 1911 in Germania, Austria, Svizzera e Danimarca e due anni più tardi anche in Russia, per iniziativa del partito bolscevico. In Italia la manifestazione giunse solo nel 1922 grazie alla promozione del partito comunista.
L’8 marzo venne individuato come giorno comune per le celebrazioni a partire dall’8 marzo 1917, quando le donne russe marciarono compatte – a San Pietroburgo – per rivendicare la fine del primo conflitto bellico. Il successo della manifestazione e la sterile reazione dei cosacchi inviati dalla Zar per reprimere la protesta, fomentarono nuovi submovementi di piazza che portarono di lì a poco alla fine dello zarismo e decretarono l’inizio della Rivoluzione russa di febbraio.
La mimosa, fiore che cresce nei primi giorni di marzo ed emblema della manifestazione in Italia, fece la sua prima comparsa nel 1946 per volontà delle attiviste antifasciste Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei.
Nel corso dei decenni sull’origine della festa della donna sono circolate versioni assai contrastanti. La più fantasiosa e popolare indica nell’8 marzo la giornata del ricordo per la morte di centinaia di operaie arse vive nella fantomatica fabbrica newyorkese “Cotton”, stabilimento mai esistito secondo le accurate ricerche compiute negli anni 70-80 dalle femministe, ma che resta tuttavia una credenza assai diffusa anche tra i mass-media.
Fabio Ruffinengo
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