In Piemonte nel 2011 sono cresciuti di poco il Pil (+0,7% contro il +0,3% nazionale) e l’occupazione (23.000 occupati in più, +1,2%). Lo riporta la relazione annuale dell’Ires, l’istituto regionale di ricerche economico-sociali, che però sottolinea che “l’anno va diviso in due: debole ripresa nella prima parte e nuova crisi nella seconda” e che le previsioni per il 2012 sono negative, sia dal punto di vista dell’economia che da quello dell’occupazione.
Nel documento presentato il 15 giugno nel Teatro Regio di Torino, l’Ires parla di consumi sostanzialmente fermi (+0,3%, pari alla media nazionale) e di esportazioni in crescita (+7,4%, contro un +6,9% nazionale), di un livello di disoccupazione stabile in percentuale (7,6%) ma in crescita di 3.000 unità in valore assoluto. Un lieve regresso si è avuto nella disoccupazione giovanile, scesa dal 26,6% del 2010 al 25,1%. Tra i dati più allarmanti vi sono quello della produzione industriale nell’ultimo trimestre dell’anno (-0,4%) e quello del tasso di disoccupazione maschile, passato dal 6% al 6,7% generale con un incremento del 13% nel periodo.
Cuneo si conferma la provincia piemontese con la migliore qualità della vita, seguita da Biella. La condizione economica delle famiglie è peggiorata nel 49% dei casi, stazionaria nel 48% e migliorata solo nel 3%. L’82% dei piemontesi percepisce come peggiorata la situazione economica generale. Il principale problema (45% dei piemontesi e 54% degli stranieri) resta la difficoltà a trovare lavoro. Infine, la soddisfazione per i servizi pubblici vede un lieve calo generale, più accentuato per sanità e pubblica sicurezza. In controtendenza cultura e sport, per cui i dati sono migliorati.
Nel suo intervento, il presidente della Regione, Roberto Cota, ha sostenuto che la situazione economica del Piemonte descritta nel rapporto “è una fotografia che denota una crisi profonda del nostro sistema manifatturiero, con una conseguente perdita pesante di posti di lavoro. Nel 2011 c’é stato un incremento dell’occupazione anche perché la Regione è riuscita a correre ai ripari con interventi straordinari. Ma, tra la fine dell’anno e l’inizio del 2012, a causa di scelte sbagliate fatte dal Governo, abbiamo una situazione molto grave con una aumento vertiginoso della disoccupazione e con una crisi strutturale del nostro sistema produttivo. La soluzione – ha proseguito il presidente – è mettere in campo misure straordinarie per abbassare la pressione fiscale soprattutto sul lavoro. Altrimenti le aziende chiuderanno sempre di più e il risultato sarà non avere neppure quel gettito fiscale che il Governo si aspetta per poter risanare i conti. I dati dicono che questo è diminuito perché sono state fatte scelte completamente sbagliate”.
Cota ha poi sostenuto che “sugli esodati il ministro Elsa Fornero ha commesso un grave errore di valutazione, ha sbagliato i calcoli determinando gravi conseguenze di disagio sociale, e non posso pensare che sia stato fatto in buona fede, dato che poi non vi ha posto rimedio” ed ha annunciato di “non escludere che nei prossimi giorni nelle Regioni del Nord si possano assumere iniziative”.
Ricordando la riforma della sanità, il presidente ha chiesto al Governo “che vengano assolutamente confermati i trasferimenti nel settore sanitario che erano stati promessi e pattuiti, per quanto riguarda gli investimenti, in primo luogo. Noi abbiamo da realizzare le Città della salute di Torino e Novara, necessarie per sviluppare, oltre a lavoro e occupazione, un’efficienza dei costi e un miglioramento della qualità dei servizi. Nonostante gli effetti positivi della riforma sulle casse regionali, ulteriori tagli dello Stato ci metteranno in difficoltà”.
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