Avere un figlio disabile e “combattere” con l’accettazione della malattia, la ricerca del servizio o dello specialista che cambiano con il progredire dell’età dell’utente, l’accesso alle prestazioni o il riconoscimento dell’invalidità non di rado rallentati dalla burocrazia. Problemi che d’ora in poi le famiglie, l’Asl AT e il Comune di Asti cercheranno di affrontare e risolvere insieme con percorsi condivisi.
In prima battuta si punterà a migliorare le informazioni per la ricerca dei centri socio-sanitari che meglio si addicono alle esigenze del disabile, istituendo una banca dati che diventi un punto di riferimento per le famiglie, spesso costrette a fare da sole, confidando sul passaparola o “appoggiandosi” a Internet, con ricerche che talvolta, anziché aiutare, si rivelano infruttuose o fuorvianti.
Obiettivo: garantire la continuità della presa in carica del soggetto dalla nascita all’età adulta perché spesso il compimento del 18° anno di età segna la fine di un lungo rapporto con alcuni medici (come il neuropsichiatra infantile) che non sempre è facile sostituire con altre figure specialistiche. Ma spesso è anche difficile trovare l’ortopedico, il fisiatra o il terapista adatti a risolvere un particolare problema fisico acuto o cronico, come nel caso dei soggetti spastici o con sindrome di down: perché ogni patologia è portatrice di esigenze differenti e richiede soluzioni individuali. E quando lo specialista non opera sul territorio bisogna andare in altre regioni, se non all’estero: lo hanno raccontato ieri le mamme che hanno partecipato all’incontro con i rappresentanti dell’Asl AT e del Comune di Asti.
La riunione, che ha posto le basi per una futura collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti, ha rappresentato un primo momento operativo. Accanto alla consigliera comunale Mariangela Cotto c’erano le mamme Silvana Maccagno e Silvia Bergamasco: sono state accolte dal direttore sanitario d’Azienda Massimo Uberti, affiancato dal direttore sanitario del Massaia Roberto Gerbi, Donatella Ciaceri (anche lei della Direzione Sanitaria dell’ospedale), Paola Imarisio, responsabile del Consultorio familiare. Per il Comune sono intervenuti l’assessore ai Servizi Sociali Piero Vercelli e l’assistente sociale Valeria Pastrone.
Su proposta del dottor Uberti, a partire dalle prossime settimane muoverà i primi passi un gruppo di lavoro costituito da Asl, Comune e rappresentanti dei genitori. La sua composizione, per quanto riguarda le competenze Asl, sarà variabile, per rispondere con le figure professionali più appropriate (psicologo, neuropsichiatra, pediatra, ortopedico, fisiatra, ecc.) alle problematiche via via sollevate dalle famiglie. Il primo obiettivo sarà quello della banca dati per raccogliere le informazioni sui singoli specialisti o i centri socio-sanitari di riferimento per ciascuna patologia, ma non solo: si punta anche a far dialogare gli operatori dei servizi locali con quelli delle strutture che operano in altre città per agire in modo complementare ed essere di supporto al disabile e ai suoi genitori.
Tutti d’accordo, ieri, nel sottolineare che il lavoro di rete, a partire da quello degli enti che operano sul territorio astigiano, non potrà che migliorare la condizione dell’utente e alleggerire il carico quotidiano dei suoi familiari: adesso si è pronti a incominciare.
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