“Un tempo la sfida era tra Italia e Francia, oggi è l’Europa contro i Paesi emergenti. Gli italiani devono cominciare a ragionare da europei se vogliono vincere i nuovi colossi del vino sempre piu aggressivi sui mercati mondiali. Mi viene in mente, ad esempio, il Cile, dove la produzione sta aumentando in quantità e qualità”. Parola di Mary Ewing-Mulligan, master of wine, giornalista e presidente dell’International Wine Center di New York, che è stata ospite nei giorni scorsi di Piemonte Land of Perfection. Il big Consorzio del vino (raggruppa i principali Consorzi di tutela e associazioni di produttori piemontesi), ha diretto la regia del primo incoming di giornalisti, sommelier e buyers da Stati Uniti e Cina. Ventinove professionisti che, in una settimana, hanno visitato cantine e vigneti di Langa Monferrato Roero e Gavi. E’ stata anche un’occasione di confronto e di riflessione. L’incoming ha confermato come la Cina guardi con grande interesse al vino made in Italy, soprattutto ai rossi: “I cinesi amano i rossi importanti – conferma Su Lancat, autorevole firma di Fine Drink – il Piemonte con il Barolo e il Barbaresco può competere con la Francia, ma si sta aprendo anche una porta al femminile per i vini dolci: il Moscato d’Asti e l’Asti docg, ma anche il Brachetto d’Acqui, devono avere il coraggio di osare abbinamenti con altre culture del cibo”. Brachetto e pizza, ad esempio, come sta accadendo in Usa. Anche se c’è chi preferisce l’abbinamento “pizza e Grignolino”, come scrive Patricia Savoie, giornalista di Icon Magazine. Non ne fa una questione di distinzione di consumi al maschile o femminile, Joanie Karapetian, importatrice e blogger della California del Sud: “In Usa non occorre fare un marketing rivolto alle donne, anche se sempre più sono loro a scegliere il vino. E’ invece fondamentale spiegare cosa fate in cantina, come fate il vino: gli americani sono curiosi, vogliono sapere”. E aggiunge: “Il barolo, il vostro vino più conosciuto, deve essere un traino per gli altri vini: non tutti gli americani possono permettersi di spendere in Barolo, ma possono farlo per comprare una barbera d’Asti o un dolcetto”. O anche un Moscato d’Asti, “il cui appeal negli Stati Uniti è in continua crescita – conferma Ted Glennon, blogger e firma di Food&Wine Magazine di San Diego – è un vino che appassiona a ogni età, ma oggi più che mai è un bere giovane, trendy ed è pure cantato dai rapper come uno scherzoso “panty dropper” (letteralmente “strappa-mutande” ndr)”. Anche Ray Johnson, direttore della Wine Business Istitute di Sonoma (California) invita “a puntare sulla barbera come vino quotidiano, da bere tutti i giorni: ci crediamo noi in California, perché non dovreste voi in Piemonte?”. Per Charlie Arturaola, giornalista e wine-trotter tra New York e Mendoza, “è stata una sorpresa scoprire il Gavi: un territorio che ha capito che per crescere occorre fare squadra”. La delegazione di americani e cinesi ha visitato, tra l’altro, il museo del vino e delle contadinerie Bersano a Nizza Monferrato, le cattedrali sotterranee di Canelli (cantine storiche in cui è nato lo spumante, oggi candidate a diventare patrimonio mondiale Unesco), il Wimu Museo del Vino di Barolo, il Forte di Gavi e l’abbazia di San Remigio a Parodi Ligure. E’ questo il primo incoming curato da Piemonte Land of Perfection: “Vorremmo che diventasse – dice Andrea Ferrero, presidente del Consorzio – un incontro annuale con la stampa e i buyers internazionali, così che si possa conoscere direttamente il territorio e le cantine dove si produce il vino. Un appuntamento che si aggiungerà all’opera di promozione in Italia e all’estero con la partecipazione anche nel 2013 a fiere ed eventi in Cina e Stati Uniti”.
Il vino del Piemonte? Vince se pensa da europeo
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