Ultimo consiglio provinciale ieri ad Asti. Maria Teresa Armosino, le cui dimissioni da presidente sono da adesso effettive, ha ribadito ancora una volta il suo no all’accorpamento dell’ente rimarcando l’efficienza e la stabilità economica che ne contraddistinguono la gestione fino a questo momento. Duro anche l’intervento del consigliere Roberto Peretti, in quota Pd: “Il provvedimento di eliminazione di alcune Province prima (il “Salva Italia”) e il successivo di riordino delle Province del 7 agosto scorso nascono e si vorrebbero giustificare per via della grande difficoltà economica. Continuo a ritenere che quanto impostato dal Governo sia sbagliato nel merito e nel metodo. Senza le Province i cui organi vengano eletti direttamente dai cittadini, la viabilità, la pianificazione territoriale (l’urbanistica), l’edilizia scolastica, la tutela dell’ambiente, la gestione dei rifiuti saranno gestite sulla base di convenienze che premieranno gli interessi influenti e le grandi aree urbane; i cittadini non potranno controllare e interloquire con chi assume decisioni che incidono pesantemente sulla quotidianità. Il taglio non comporta risparmi. O si eliminano tutte le Province oppure, se si decide di eliminarne solo alcune, si eliminino le meno efficienti, le più indebitate e non le meno densamente popolate. Si determina il caos istituzionale, a oggi non si sa chi sgombererà dalla neve le strade provinciali o chi pagherà le bollette delle utenze delle scuole superiori per fare due semplici esempi concreti. I dipendenti dell’ente non conoscono il loro futuro. Le Province han sempre detto di non sottrarsi a una riforma globale laddove si parta dal Parlamento per arrivare alle Regioni, alle Province, agli stessi Comuni ma che passi anzitutto attraverso la soppressione di tutta quella miriade di enti inutili non elettivi che sono quelli sì fonte di sprechi. In più, la Provincia è un’istituzione della Repubblica prevista dalla Costituzione, può essere spazzata via con decreto legge?”. “Ora in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale sul riordino delle province previsto per il 6 novembre prossimo e all’indomani del voto in Regione che ha riconosciuto il valore della Provincia astigiana, un valore storico, economico e sociale – ha concluso Peretti – le dimissione del presidente della Provincia vanno ritirate”. Intanto il deputato Massimo Fiorio è intervenuto sulla spaccatura nel suo partito che vede opposti la consigliera regionale Angela Motta e il presidente della Provincia di Alessandria Paolo Filippi: “Quando ho letto delle dichiarazioni del presidente della Provincia di Alessandria Paolo Filippi, mi sono preoccupato anzichè di rilasciare immediate dichiarazioni sui social network di telefonargli e chiedere il senso delle dichiarazioni. L’ho fatto in presenza del sindaco di Asti Fabrizio Brignolo. Ho letto che si ritiene tale iniziativa una sorta di “soffiata”. Ho solo pensato che anzichè alimentare i toni fosse più utile parlare direttamente. Ho preso atto che invece ha prevalso la voglia di “buttarla in caciara” e di imitare in piccolo le risse televisive compiacendosi del fatto che tale disputa compaia sui giornali on-line. Non voglio stare a disquisire su chi abbia iniziato, su chi abbia maggiori responsabilità. Certo mi chiedo: a chi giova? Sicuramente tale “scontro”sarà, al fine della decisione sul futuro della Provincia di Asti, assolutamente ininfluente, come lo sarà l’orientamento votato dal Consiglio regionale del Piemonte. Lo dico con molta franchezza alle consigliere regionali, il Governo ha fatto sapere più di una volta che seguirà i requisiti di legge. Si comporterà come un vigile al quale si chiede di oltrepassare il limite di velocità. In Parlameto arriverà un testo senza deroghe. Altra cosa è se tale provvedimento troverà la maggioranza”.
La Provincia di Asti non esiste più
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