Tutto esaurito in Sala Pastrone, mercoledì 5 dicembre, per l’incontro dedicato dall’Associazione Agar alla salute e malattia mentale nell’ambito del progetto “Emarginazione, devianza e criminalità” sostenuto da Comune, Provincia, Fondazioni bancarie CRAT e CRT. Al centro dell’appuntamento, cui hanno partecipato gli studenti del Liceo statale Monti, la figura di Franco Basaglia ripercorsa nel film di Marco Turco “C’era una volta la città dei matti”. Poi la conversazione con gli esperti alla quale gli allievi hanno portato un contributo importante sulla base anche delle riflessioni nate dopo la visita, nel marzo scorso, all’ex ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste diretto da Basaglia. Barbara Catarisano, studentessa alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Torino, ha tratteggiato la storia e le pratiche di disumanizzazione delle istituzioni totali, in particolari dei manicomi. Lo psichiatra Pasquale Evaristo, che ha lavorato con Basaglia e oggi opera nel Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl 1 di Trieste, nel ripercorrere la rivoluzione psichiatrica italiana ha ricordato che ancora oggi il nostro Paese è l’unico al mondo ad aver chiuso tutti i manicomi. Rispondendo alle numerose domande dei ragazzi, l’esperto ha toccato temi come la formazione degli psichiatri, il loro coinvolgimento emotivo nelle vicende dei pazienti, il ruolo delle famiglie nella gestione della malattia e le loro aspettative verso i centri di salute mentale. L’altra ospite, la dottoressa Caterina Corbascio, responsabile della Psichiatria Valle Belbo dell’Asl AT, ha raccontato la propria esperienza professionale nel manicomio di Grugliasco, dove a partire dal 1983 ha lavorato per 15 anni, assistendo alla sua progressiva trasformazione, dall’uso dei sistemi di costrizione alla chiusura definitiva. “Tutto quello che è successo in quegli anni – ha detto – ha costituito per me un’esperienza emotivamente importante che ha condizionato le mie successive scelte professionali. Lavorare senza il manicomio è più faticoso, ma se mi chiedete se ne è valsa la pena, vi rispondo di sì. Ovviamente con la pericolosità di alcuni disturbi continuiamo a convivere ancora adesso”. Oggi la dottoressa Corbascio dirige una struttura che nel Sud Astigiano favorisce la nascita di gruppi appartamento tra pazienti psichiatrici e il loro inserimento lavorativo. “Noi psichiatri – ha detto ai ragazzi in Sala Pastrone – abbiamo competenza, oltre che nella cura e riabilitazione, anche nella prevenzione della malattia mentale, ma quest’ultimo aspetto è ancora troppo poco praticato. Incontri come quello di oggi con voi, così attenti e coinvolti, ne ribadiscono l’importanza”. Un applauso ha accompagnato la poesia, letta da una studentessa, che un paziente dell’ospedale psichiatrico di Trieste ha voluto dedicare a un’allieva del Monti, mentre ha destato stupore la storia di alcune tele esposte in Sala Pastrone e realizzate nel 1973 dai pazienti del manicomio di Mombello (Milano) su sollecitazione del pittore astigiano Valerio Miroglio, che per attuare il suo progetto si fece internare nella struttura. Chiusa la conversazione in Sala Pastrone, nel pomeriggio gli studenti del Monti hanno partecipato al laboratorio di psicologia sulla paralisi dell’agire ospitato, sotto al titolo di “Perché non mi aiuti?”, nell’Aula Magna dell’istituto e condotto dallo psicoterapeuta Pellegrino Delfino.
Basaglia e la malattia mentale: gli studenti del Monti riempiono la Sala Pastrone
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