“Se n’è andato anche Talino. A fine gennaio noi degli Acerbi lo avevamo incontrato al Teatro Alfieri in occasione della Giornata della Memoria. Ci disse che era stanco di vivere. Natalino Pia ne aveva viste tante, forse più di quante avremmo potuto sopportare noi tutti messi insieme, infatti quando si andava in scena con lo spettacolo “Fino a quando cadrà la neve” dedicato alla sua incredibile e tragica storia, sentivamo sempre una sensazione di insufficenza, di non essere sufficientemente degni di rappresentare una testimonianza così grande. Quando veniva a presenziare alla nostra messa in scena per i ragazzi e per gli adulti, la pressione per noi era ancora maggiore, lui era lì, in carne ed ossa, e nessuna parola poteva e può esprimere il rispetto che si prova di fronte a una persona di quella sostanza e di quella solidità. Ecco, la “soliditá”, questa parola veniva in mente a prima vista stringendo la mano a Natalino. Sembrava fatto di quella stessa roccia di cui sono fatti i 186 gradini della cava di Mauthausen, una roccia che è stata scalfita ma mai sgretolata, una roccia pura e che durava, raccontando e testimoniando senza mai risparmiarsi. Per questo quando lo abbiamo sentito dire “sono stanco” ci abbiamo creduto e ci siamo detti, “Talino è proprio stanco…”. Non vogliamo avere l’arroganza di prendere il suo testimone, di avere la sua solidità, il suo temperamento, ma noi la sua storia vogliamo continuare a raccontarla, cercare di farla vivere ancora. Purtroppo lo spettacolo ispirato alla sua vicenda umana è stato messo momentaneamente fuori repertorio perchè poco sostenibile data la negativa congiuntura economica, ma già da qualche mese avevamo promesso a Primarosa (sua figlia: una rosa nata sulla roccia) e ai suoi fratelli che avremmo voluto riprenderlo, perchè la storia di Talino non poteva essere soffocata dalla crisi. In fondo che cosa sono le nostre difficoltà di fronte a quelle che ha affrontato lui? Ora che il nostro Natalino riposa, con merito, il sonno dei giusti, ed è un impegno morale raccontare ancora la “Storia di Natale” e lo rifaremo, con mezzi più semplici ma con la stessa consapevolezza per la responsabilità che portiamo: quella di custodire la storia di una roccia che ha attraversato la tragedia e la speranza. Per far capire di che sostanza era Talino a chi non l’ha conosciuto, noi citiamo sempre una sua frase che racchiude la sua incredibile concretezza e capacità di sperare: “…in fondo la campagna di Russia mi è stata utile per prepararmi alle sofferenze di Mauthausen…”. Noi speriamo che nessuno debba mai più affrontare l’una o l’altra palestra di vita e ci impegniamo a ricordare chi invece, a vent’anni, ha dovuto costruire con fatica, nella roccia, il proprio futuro. Grazie Talino, buon riposo… “. Luciano Nattino e la compagnia Teatro Degli Acerbi
“Addio Talino, che ne aveva viste troppe”
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