Sull’Anno Costantiniano (313-2013) è impostata la serata di mercoledì 13 novembre, dalle ore 21 nello Spazio San Giovanni, come la prima di una serie di tre da svolgere nell’inverno per iniziativa del Museo Diocesano, diretto da Stefano Zecchino, e della Gazzetta d’Asti. In questo primo incontro, introdotto da don Croce, sarà presentata da due studiosi la situazione di Asti al tempo del famoso editto di Libertà (313): l’archeologa Cristina Marchegiani illustrerà con immagini e spiegazioni dettagliate com’era la città in quel periodo dell’impero romano, mentre lo storico Roberto Alciati di Quattordio contestualizzerà la figura dell’imperatore e il suo famoso decreto di libertà religiosa. Si compiono infatti quest’anno i 1700 anni dal famoso editto o decreto emanato appunto dall’imperatore Costantino nel 313 che proclamava la religione cristiana “religio licita”. La professione di fede in Cristo diventava dunque libera dopo tre secoli di persecuzioni più o meno violente e comunque di intolleranza da parte dell’autorità romana. Una data di somma importanza nella storia, tanto da qualificare i due periodi come era precostantiniana ed era postcostantiniana. Il principio della libertà religiosa sarà poi ancora molto spesso messo in discussione, addirittura contraddetto anche nello stesso ambito cristiano con episodi di intolleranza “rovesciata”: si pensi al caso dell’imperatore Teodosio che, alla fine di quello stesso secolo, interveniva pesantemente in Grecia contro i riti pagani e contro gli stessi templi; si pensi più ancora allo stile di conversioni di massa tra i popoli slavi e tedeschi, quando tutto il popolo “doveva” accompagnare il re nel fiume per il battesimo collettivo. Senza dimenticare la situazione del periodo che si crea in Europa con le vere e proprie guerre tra riformati e cattolici congelate poi col famoso principio e regola del “cuius regio eius et religio” (chi abita in una certa regione deve aderire alla religione del principe). Anche oggi, per nostra fortuna (e vanto?) solo fuori dell’ambito del mondo cristiano, la libertà religiosa, fortemente rivendicata per tutti dal Concilio Vaticano II con il decreto Dignitatis humanae, è tutt’altro che condivisa e consolidata: la fatica maggiore appartiene all’islam, ma anche la Cina stenta ad applicare effettivamente questo principio per noi sacrosanto. L’Anno Costantiniano aiuta a riflettere e operare in questa direzione? Certamente permette di rivangare la storia antica di cui siamo figli già a partire da monumenti e documenti. La nostra città ha visto da pochi anni la scoperta del sito del San Giovanni ricco di memorie di epoca romana, come la stele dedicata a Giove della città di Hasta Pompeia. Il nuovo direttore del costituendo museo diocesano (per ora Spazio San Giovanni) Stefano Zecchino si sta attivando in questa direzione per rendere visibili alcuni reperti romani, nel tentativo di ricostruire un po’ di Asti com’era ai tempi di Costantino, poco prima che Stilicone battesse i Goti a Pollenzo partendo proprio dalla nostra città. Uno studio storico, documentario e artistico (si pensi ai molti altri reperti romani rinvenuti in Asti, come ville e mosaici in città e nei dintorni, l’ultimo alla Boana), ma soprattutto umano e in particolare religioso, riferimento obbligato la domus ecclesiae scoperta nel cortile del duomo, casa della prima comunità cristiana astese, e poi le figure di sant’Evasio vescovo e martire (ricordato il 1° dicembre), forse della fine del III secolo, forse inviato da Roma da parte di papa Silvestro, quello che da Costantino ricevette la prima donazione del futuro tesoro di San Pietro. Molte cose da scoprire o riscoprire, soprattutto nella direzione della bellezza di una fede che viene di lontano ma ci interpella oggi per essere vissuta senza essere imposta, bensì testimoniata con letizia coraggiosa e contagiosa. C.V.
Asti ai tempi dell’editto di Costantino
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