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Don Gianfranco Laiolo, missionario in Italia
CHIESA
Dino Barberis 
19 Marzo 2026

Don Gianfranco Laiolo, missionario in Italia

Don Gianfranco Laiolo dell’ “Associazione La Cordata” è stato il protagonista dell’ultimo incontro del ciclo “Lievito di pace e di speranza”, organizzato dal centro missionario diocesano.

Il terzo incontro online proposto dal Centro Missionario Diocesano riprende il titolo dell’Assemblea sinodale diocesana del 24 gennaio scorso “Lievito di pace e di speranza”, come è stato nei due incontri precedenti, dove abbiamo ascoltato le storie di don Paolo Burdino e don Paolo Lungo dal Kenya, di don Italo Francalanci e di don Neri Tondello dal Brasile. In questo terzo incontro siamo rimasti in Italia, nel cuore verde dell’Umbria e di San Francesco le cui spoglie sono esposte in questi giorni nella Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, lasciandoci condurre dalla storia di don Gianfranco Laiolo, salesiano la cui famiglia è originaria di Vinchio, il quale ha iniziato la sua testimonianza come una sorgente cristallina per trasformarsi rapidamente in un fiume in piena, coinvolgendo tutto al suo passaggio.

Come un fiume in piena, che la sabbia non può arrestare, come l’onda che dal mare si distende sulla riva, ti preghiamo Padre che così si sciolga il nostro amore e l’amore dove arriva sciolga il dubbio e la paura.

Questa è la nobile e stimolante sensazione che abbiamo provato incontrando un anziano prete che vive in una Casa di Accoglienza a Capodacqua di Assisi.

Don Gianfranco inizia il suo commovente racconto esprimendo una gratitudine infinita al Dio della Provvidenza che ha condotto tutti i suoi passi anche quando lui non lo capiva del tutto il cammino.

Come un pesce che risale a nuoto fino alla sorgente, va a scoprire dove nasce e si diffonde la sua vita, ti preghiamo Padre che noi risaliamo la corrente fino ad arrivare alla vita nell’amore.

Giovane salesiano nell’80 è chiamato ad occuparsi di ragazzi nell’Oratorio Salesiano Michele Rua, che sorge nel quartiere di Barriera di Milano, periferia nord di Torino ma ragazzi non ce ne sono e lui esce in strada a cercarli dove si trovano. Passa mesi e mesi a cercare di essere accettato e diventare amico, ma non funziona: prese in giro, bugie, indifferenza, rifiuto, … si sente incapace e la sera apre il suo cuore in ginocchio davanti al Gesù Eucarestia ….  Così non desiste e per anni, imparando come fare, continuerà ad essere capace di capirli, di guardarli, di aiutarli.

Come l’erba che germoglia cresce senza far rumore, ama il giorno della pioggia, si addormenta sotto il sole, ti preghiamo Padre che così in un giorno di silenzio, anche in noi germogli questa vita nell’amore.

Due situazioni diedero una svolta alla sua vita e comprese la sua “seconda” vocazione.

Incominciò ad andare in carcere a trovare proprio alcuni di quei ragazzi di strada, come a suo tempo aveva fatto il suo ispiratore e fondatore, San Giovanni Bosco. Loro non credevano di vedere proprio quel prete che andava a cercarli anche lì, ma questa volta lo aspettavano e piano piano arrivarono anche gli abbracci stretti stretti. Entravano, uscivano e dopo un po’ vi ritornavano, finché qualcuno cominciò a chiedergli di essere aiutato a cambiare prospettiva di vita. Nacque così la prima casa a Ferrere dove iniziò l’avventura dell’accoglienza gratuita nel 1992, senza competenze ma con amore e aiutato da chi già era presente al Centro d’ascolto in parrocchia a Torino, Giovanna Catelotti e altre Volontarie. E soprattutto la stupefacente presenza della Divina Provvidenza.

Poi vennero le case di Alice, di Chieri, di Pralormo

In carcere continuò ad andarci per trent’anni.

La seconda situazione che segnò il suo sacerdozio fu la vicinanza ai malati di AIDS quando non si era ancora trovata una terapia che li aiutasse. Erano tanti, tanti. L’isolamento in cui erano lasciati era straziante e, superando tutti i pregiudizi, lui e alcune persone del Centro non li lasciavano e accompagnavano fino alla morte. Il Vangelo diventò proprio vita.

Una volta all’anno portava ad Assisi per una settimana i ragazzi ospiti delle Case. Incontravano San Francesco attraverso i frati: un’esperienza che dava loro una forte carica al bisogno di cambiare.

Come un albero che affonda le radici nella terra e su quella terra un uomo costruisce la sua casa, ti preghiamo Padre buono di portarci alla tua casa dove vivere una vita piena nell’amore

E così nel 2010, affaticato dal compito che gravava sulle sue spalle da troppi anni, la Provvidenza lo condusse a Capodacqua di Assisi, dove, in seguito al discernimento realizzato con il Vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino e la Caritas diocesana assisana, decide di aprire una Casa di Accoglienza per persone con altre fatiche che non la dipendenza da sostanze. Undici dei ragazzi che erano usciti dal percorso di recupero vollero seguirlo come anche una responsabile degli inizi. Da 15 anni accoglie ragazzi e ragazze, mamme con bambini, senza pregiudizi verso nessuno, ma rispondendo a chi bussa alla porta chiedendo pace e speranza.

Sempre, in tutti questi anni ogni realtà delle Case l’ha vissuta e l’ha fatta vivere come una famiglia dove si chiede a tutti di prendersi cura a vicenda, ricevendo ciò di cui si ha bisogno e dando ciò di cui si è capaci.

Per chi volesse rivedere la testimonianza di don Gianfranco, la può trovare sul sito della Gazzetta d’Asti: https://www.youtube.com/watch?v=_O_UlLqno_8

Per chi volesse conoscere la realtà dell’Associazione La Cordata, ecco il sito: https://www.associazionelacordata.it/

Domenica 12 aprile presso la Parrocchia San Giovanni Bosco di Asti si potrà incontrare una bancarella proposta da amici astigiani di don Gianfranco e dell’Associazione. Si potranno scambiare informazioni e prendere la decisione di seguirli nella loro luminosa strada.

Ci auguriamo che questi tre esempi aiutino tutti noi diocesani a diventare Lievito di Pace e di Speranza. Buona Pasqua a tutti!

> L’equipe del Centro 

 Missionario Diocesano

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