Prosegue fino a domenica prossima la pubblicazione di una breve intervista a ciascuno degli scrittori in concorso per l’edizione 2013 del Premio Asti d’Appello. A tutti abbiamo fatto le stesse domande, e ieri abbiamo visto le risposte di Fausta Garavini, dal Premio Bagutta con “Storie di donne”, edizioni Bompiani. Oggi parliamo invece con Giovanni Cocco, finalista al Premio Campiello con “La cadata” ed. Nutrimenti. Come descriverebbe il suo libro, “La caduta”? “La Caduta è un libro atipico nel panorama editoriale italiano. Perché ha l’ambizione di raccontare cosa succede nel mondo e non si sofferma sulla provincia italiana (anche se non mancano riferimenti a realtà come quelle di Napoli e dell’hinterland milanese). Perché ha un respiro internazionale e fa riferimento alla grande tradizione del postmodern novel di lingua inglese e spagnola (Pynchon, De Lillo e Bolano). Si parte dalla rilettura in chiave attuale dei primi cinque libri della Bibbia, la Torah ebraica, per arrivare a raccontare i grandi avvenimenti che hanno segnato l’Occidente negli ultimi 10 anni: la rivolta nelle banlieu parigine, gli attentati terroristici alla metropolitana di Londra, l’uragano Katrina che devasta New Orleans, la strage di Utoya, la crisi finanziaria che, a partire dallo scandalo Lehman Brothers arriva poi a travolgere la Grecia e la vecchia Europa. Il romanzo vuole essere, innanzitutto, un tentativo di dimostrare che anche in lingua italiana è possibile percorrere strade alternative rispetto al mainstream dilagante. 70 recensioni entusiastiche, quattro edizioni (che diventano rispettivamente un centinaio e sei se aggiungiamo Ombre sul lago) e diritti venduti in dieci Paesi sono la mia risposta a chi dice che non è possibile passare da un genere all’altro senza perdere in termini di qualità”. Qual è la sua esperienza e il suo giudizio sui premi letterari in Italia? “Sono un novizio. Ho esordito con questo libro che ha vinto subito il Premio Selezione Campiello. Per un editore indipendente non accadeva dai tempi di Gesualdo Bufalino. L’altro mio libro (Ombre sul lago, Guanda, scritto a quattro mani con mia moglie), uscito quasi in contemporanea, è arrivato in finale al Premio Camaiore Letteratura Gialla 2013. Due esperienze diverse ma entrambe entusiasmanti”. Cosa pensa degli altri scrittori in concorso e del Premio Asti d’Appello? “Chi scrive è soprattutto un lettore. Per cui mi era capitato di leggere cinque dei testi presenti al Premio. Carola Susani è stata autrice di uno degli studi più puntuali su La Caduta e non posso che esserle grato. Ho letto il suo libro e l’ho trovato davvero bello. Maurizio De Giovanni, conosciuto a Camaiore, è il miglior giallista in Italia, l’unico capace di sfondare il confine tra narrativa di genere e letteratura. Sono innanzitutto un suo fan. Paolo di Paolo l’ho conosciuto a Lissone, dalle mie parti e l’ho trovato gentile, umile, disponibile. Dallo Strega, un premio così importante che può rivelarsi difficile da gestire per le attenzione che attira su chi vi partecipa, è uscito benissimo, in maniera molto elegante. Di Di Paolo mi piacciono il rigore e la serietà con cui affronta le cose. Vincenzo Latronico mi sembra uno dei giovani narratori più convincenti. Letizia Muratori è una delle migliori scrittrici italiane. Quanto alla formula del Premio, con la doppia giuria e l’arringa finale, la trovo davvero insolita e stimolante”. MN
Tre domande a… Giovanni Cocco
TRE DOMANDE A
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