L’ultima “invenzione” sopraggiunta per complicare la vita ai servizi sociali dei comuni è costituita dalla disposizione che, a partire dal 2013, non consente più alle famiglie prive di reddito di accedere al contributo del “fondo sociale” regionale per il pagamento dell’affitto delle case popolari, se le famiglie stesse non versano una quota pari almeno a 480 euro, come recita la D.G.R. 93- 6295 del 2.8.2013 in base alla quale “ogni nucleo assegnatario di alloggio di edilizia sociale deve corrispondere all’Ente gestore, su base annua, una somma almeno pari al 14% del proprio reddito e comunque non inferiore ad € 480,00”. Inutile dire che le famiglie prive di reddito non dispongono neppure di questa somma e si innesca così un circolo vizioso, che rischia di precludere l’accesso al fondo di persone realmente bisognose, con la conseguenza di esporre queste famiglie a rischio di sfratto. Per porvi rimedio il Comune di Asti, con delibera della Giunta Comunale assunta nei giorni scorsi, ha deciso di intervenire per aiutare le famiglie realmente bisognose a pagare l’importo di 480 euro, in modo da consentire alle stesse di accedere al fondo sociale e non rischiare lo sfratto. “Complessivamente –spiegano il Sindaco Brignolo e l’Assessore ai Servizi Sociali Vercelli- abbiamo stanziato circa 85.000 euro, che sono certamente uno sforzo importante per il Comune di Asti, ma consentono a decine di famiglie di non finire in emergenza abitativa ed aggravare una situazione di disagio sociale già forte”. Inizia ora la raccolta dei dati per censire i soggetti bisognosi. Gli uffici dell’ATC e del Comune hanno già provveduto ad informare le famiglie che si trovano in condizione di accedere al fondo. In ogni caso gli assegnatari di alloggi popolari che si trovassero in difficoltà possono rivolgersi per informazioni presso gli uffici comunali.
Asti, il Comune interviene con 85mila euro in favore degli assegnatari di case popolari
POLITICA
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