Già protagonista nelle sale cinematografiche con l’omonimo film, Rocco Papaleo arriva lunedì 3 marzo alle 21 al Teatro Alfieri con la pièce “Una piccola impresa meridionale”, di cui è anche autore insieme al regista Valter Lupo. Papaleo salirà sul palco astigiano accompagnato da una band formata da Francesco Accardo (chitarra), Jerry Accardo (percussioni), Pericle Odierna (fiati), Guerino Rondolone (contrabbasso) e Arturo Valiante (pianoforte). Un esperimento di teatro canzone, come un diario da sfogliare a caso, che raccoglie pensieri di giorni differenti. “Non è che un diario racchiuda una vita – spiega Papaleo -, ma di certo, dentro, trovi cose che ti appartengono e nel mio caso l’azzardo che su alcune di quelle pagine valesse la pena di farci orecchiette, per riaprirle ogni sera a chi ha voglia di ascoltare”. Lo abbiamo intervistato, in un momento di pausa delle prove con la band. Che rapporto c’è tra il film e lo spettacolo? “Hanno lo stesso titolo, e attingono allo stesso bacino emotivo. Ma non c’è una reale sovrapposizione. Nel film c’è una storia portante mentre nello spettacolo ci sono delle storielle, si parla della nostra vita reale, c’è dell’autobiografia. E poi un motivo scaramantico: mi ispiro al progetto Ghost, film e musical”. Esiste veramente un diario dell’artista in cui ha trascritto e ritrovato le storie che racconta nello spettacolo? “E’ un diario emotivo, niente di appuntanto e scritto nel tempo reale. Ricordi, più che altro. Ma questa distanza tra l’avvenimento e il racconto permette l’annidamento di quell’impreciose da cui nasce il romanzo. A volte abbiamo scritto noi delle cose che abbiamo inserito nello spettacolo, altre volte le cose si sono scritte da sole: penso a episodi raccontati a una cena o durante un viaggio. Alcuni episodi sono inventati di sana pianta, altri hanno invece una radice profonda nel vissuto e si sono fatti strada da soli tra i più buffi ed emozionanti”. Esiste ancora oggi una questione meridionale in Italia? C’è una ricetta per il Sud? “Quella del Meridione è una questione complessa, misteriosa, difficile da sviscerare. Perché il nostro Sud vive questa arretratezza, ma conserva una vivacità e una simpatia generosa che per certi aspetti fa sì che la vera collocazione dell’uomo del Sud sia al Nord. Di questo parla lo spettacolo. Del popolo del Meridione che lascia il Sud per cercare di esprimersi e trovare un futuro al Nord. E quando ci riescono, le persone del Sud fanno delle loro prerogative un punto di forza per affermarsi. Non ci sono ricette per il Sud, ma la mia impressione è che il Meridione dovrebbe cercare di far fruttare le sue immense risorse”. Biglietti: 20 euro (15 euro loggione). Info: 0141.399057 Marianna Natale
Tre domande a… Rocco Papaleo
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