Parole e musica per raccontare la nostra società, fatta di piccole storie e di persone comuni. E’ “Genteinattesa – Il precario e il professore” lo spettacolo che Pietro Sidoti e Giuseppe Battiston porteranno martedì 18 marzo sul palco del Teatro Alfieri. Un mix agrodolce di parole e musica, una galleria di persone anonime che stazionano nell’incertezza, aspettando che arrivi prima o poi il loro momento.
Personaggi defilati, rimossi, disattesi. Abbiamo approfondito il campionario di realtà umana, in questa produzione dal titolo beckettiano, con Pietro Sidoti. Con un album omonimo si è conquistato la Targa Tenco. Questa gente di cui parla è in attesa, inattesa o entrambe le cose? “Nel mio album, e quindi anche nello spettacolo teatrale, racconto personaggi ai margini della società. Fuori dall’ordinario, in attesa di qualcosa. Una prostituta, un precario, un ballerino in pensione: figure diverse, con storie particolari alle spalle, reietti della società che nello spettacolo trovano la loro nemesi nel personaggio del professore, che invece nell’album è assente. E’ un archetipo dei giorni nostri, un filosofo del nulla che si destreggia tra un aperitivo e l’altro con la presunzione di dispensare consigli che però risultano futili. La figura del professore è nata proprio con la progettazione dello spettacolo teatrale, per raccontare i due opposti, da un lato il precario dall’altro il professore”. Dove ha trovato l’ispirazione? “Dalla vita quotidiana, da quello che ci circonda. Il progetto è stato creato qualche tempo fa e per questo ha come coprotagonista un precario e non un disoccupato, come invece suggerirebbe l’attualità”. Come si spiega la scelta di portare l’album a teatro in questa performance di teatro/canzone? “Il disco è un album che si canta a soggetto: sono gli stessi personaggi che si raccontano in prima persona. In qualche modo sono stati proprio loro a dirmi di voler uscire dai tre minuti della canzone per avere un maggiore spazio di espressione. In realtà, album e spettacolo, dal punto di vista concettuale, nascono insieme, anche se poi si sono evoluti in forme diverse”. Come sta funzionando l’interazione con Giuseppe Battiston? “Siamo amici da moltissimi anni e abbiamo collaborato in diverse occasioni, anche se questi due aspetti non sono necessariamente e sempre collegati. Con lui sul palco è tutto più facile e divertente, mentre fuori dalle scene discutiamo sempre, ma ovviamente per gioco”. Qual è il sentimento principale che vi sta guidando in questo calendario di appuntamenti teatrali? “Semplicemente l’avere qualcosa da dire e il fare qualcosa che abbia un senso. Battiston è uno degli attori migliori che la scena italiana possa offrire e lavorare con lui è sempre stimolante. In più io voglio sempre provare a fare un po’ l’attore e lui vuole sempre provare a fare un po’ il cantante. Di qui lo spunto di unirci e di scambiarci anche i ruoli”. Progetti per il futuro? “Sto già lavorando a un nuovo album e a breve inizieremo la registrazione. Alcune canzoni sono già inserite nello spettacolo che sto portando in scena. Va da sé che il disco si trasformerà in un nuovo progetto teatrale, non slegato a quello attuale. Se oggi racconto di gente in attesa domani racconterò di gente che cerca. Il mio è un percorso artistico ed è normale che esista un filo conduttore fra i diversi progetti”. Quattro anni fa era già passato da Asti… “Mi sono esibito al Diavolo Rosso e ad Asti Musica nel 2010 in una serata dedicata al cantautorato con Povia e Stefano Dell’Armellina. Sono molto affezionato a questa città e al Piemonte in generale anche per questioni caratteriali. Mi piace molto l’asciuttezza dei piemontesi simile a quella di noi friulani, ma più contaminata”. L’appuntamento è alle 21. MN
“Genteinattesa”, intervista a Pietro Sidoti
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